Master 1° Livello

MASTER DI I LIVELLO

POLITICA MILITARE COMPARATA DAL 1945 AD OGGI

Dottrina, Strategia, Armamenti

Obiettivi e sbocchi professionali

Approfondimenti specifici caratterizzanti le peculiari situazioni al fine di fornire un approccio interdisciplinare alle relazioni internazionali dal punto di vista della politica militare, sia nazionale che comparata. Integrazione e perfezionamento della propria preparazione sia generale che professionale dal punto di vista culturale, scientifico e tecnico per l’area di interesse.

Destinatari e Requisiti

Appartenenti alle Forze Armate, appartenenti alle Forze dell’Ordine, Insegnanti di Scuola Media Superiore, Funzionari Pubblici e del Ministero degli Esteri, Funzionari della Industria della Difesa, Soci e simpatizzanti dell’Istituto del Nastro Azzurro, dell’UNUCI, delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, Cultori della Materia (Strategia, Arte Militare, Armamenti), giovani analisti specializzandi comparto geostrategico, procurement ed industria della Difesa.

Durata e CFU

1500 – 60 CFU. Seminari facoltativi extra Master. Conferenze facoltative su materie di indirizzo. Visite facoltative a industrie della Difesa. Case Study. Elettronic Warfare (a cura di Eletronic Goup –Roma). Attività facoltativa post master

Durata e CFU

Il Master si svolgerà in modalità e-learnig con Piattaforma 24h/24h

Costi ed agevolazioni

Euro 1500 (suddivise in due rate); Euro 1100 per le seguenti categorie:

Laureati UNICUANO, Militari, Insegnanti, Funzionari Pubblici, Forze dell’Ordine

Soci dell’Istituto del Nastro Azzurro, Soci dell’UNUCI

Possibilità postmaster

Le tesi meritevoli saranno pubblicate sulla rivista “QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO”

Possibilità di collaborazione e ricerca presso il CESVAM.

Conferimento ai militari decorati dell’Emblema Araldico

Conferimento ai più meritevoli dell’Attestato di Benemerenza dell’Istituto del Nastro Azzurro

Possibilità di partecipazione, a convenzione, ai progetti del CESVAM

Accredito presso i principali Istituti ed Enti con cui il CESVAM collabora

Contatti

06 456 783 dal lunedi al venerdi 09,30 – 17,30 unicusano@master

Direttore del Master: Lunedi 10,00 -12,30 -- 14,30 -16

ISTITUTO DEL NASTROAZZURRO UNIVERSITA’ NICCOL0’ CUSANO

CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare www.unicusano.it/master

www.cesvam.org - email:didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

America

Traduzione

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.

America Centrale

America Centrale

Medoto di ricerca ed analisi adottato

Vds post in data 30 dicembre 2009 su questo stesso blog seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo
adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità dello
Stato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento a questo blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

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mercoledì 25 settembre 2013

America Latina; rapporti interni tra i Paesi latino-americani

Alleanza del Pacifico e Mercosur
America Latina a due velocità 
Carlo Cauti
25/08/2013
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Durante la campagna elettorale del 2011, l’attuale presidente del Perù, Ollanta Humala, pronunciò un discorso davanti ad una piccola folla di agricoltori a Lima, dichiarando che “al tempo degli Incas non c’erano accordi di libero scambio, eppure le persone qui non facevano la fame”. Applausi degli agricoltori ed elezioni presidenziali vinte.

Nel maggio di quest’anno, tuttavia, lo stesso Humala è stato immortalato al fianco del presidente colombiano, Juan Manuel Santos, del messicano Enrique Peña Nieto, e del cileno, Sebastián Piñera, nella cerimonia per l’entrata in vigore dell’Alleanza del Pacifico, Ap, un’area di libero scambio dove il 90% dei prodotti commercializzati tra i Paesi membri è esente da tariffe doganali, e di cui il Perù è fondatore.

La decisone del presidente peruviano di far parte di un accordo commerciale come l’Ap è essenzialmente dovuta alla constatazione degli ottimi risultati economici ottenuti negli ultimi anni dai Paesi partner. Messico, Cile e Colombia hanno attestato le loro rispettive economie nazionali su posizioni liberiste e liberoscambiste, beneficiando in questo modo di una solida crescita del Pil, superiore alla media regionale.

Il Cile è l’esempio lampante di questo successo. Grazie a politiche economiche di stampo liberista, unite ad una serie di accordi di libero scambio firmati con 60 Paesi e organizzazioni regionali, tra cui Stati Uniti e Unione Europea, negli ultimi vent’anni l’economia cilena è cresciuta in media de 5,2%, contro un indice regionale del 2,6%.

Allo stesso tempo sono stati ridotti i livelli di criminalità e di povertà, oggi tra i più bassi dell’America del Sud. Secondo diverse proiezioni, prima del 2020 i cileni raggiungeranno un Pil pro-capite superiore a 22 mila dollari, entrando a far parte del cosiddetto “primo mondo”.

Ricetta vincente 
Applicando la stessa ricetta cilena, anche Messico e Colombia hanno registrato importanti progressi economici negli ultimi anni, e questa omogeneità di politiche e di risultati ha portato, quasi naturalmente, alla creazione dell’Alleanza. Nata con precisi obiettivi economici, l’Ap si proietta commercialmente verso l’Oceano Pacifico e in particolare verso i dinamici mercati asiatici, a cominciare dalla Cina.

Il rapporto percentuale delle esportazioni sul Pil mostra l’importanza del commercio estero nell’economia dei membri: Colombia 19%, Perù 29%, Messico 32%, Cile 38%, per un totale di circa 556 miliardi di dollari. Nessuna grande economia regionale può vantare valori più elevati.

Senza contare gli accordi di libero scambio firmati con altrettanti Paesi o blocchi regionali, portati “in dote” da ogni membro dell’Ap e diventati automaticamente patrimonio comune di tutti i partner. Grazie all’entrata in vigore dell’accordo, le previsioni di crescita del Pil dei Paesi membri nel 2013 sono stimate intorno al 5%.

Diversi Paesi hanno mostrato forte interesse nei confronti del nuovo blocco regionale. Il Costa Rica è diventato da poche settimane il quinto membro pieno; Panama ha già presentato la sua candidatura e tra gli osservatori ci sono Spagna, Canada, Guatemala, Uruguay, Nuova Zelanda, Australia, Giappone, Ecuador, El Salvador, Francia, Honduras, Paraguay, Portogallo e Repubblica Dominicana.

FIG. 1 - Variazione percentuale del prodotto interno lordo a prezzi costanti dei membri dell’alleanza del pacifico (2003 – 2015) – Dati FMI.

Cugini lontani 
Sulla sponda atlantica del Cono Sud, al contrario, i “cugini” del Mercosur sembrano allontanarsi sempre di più da questi successi economici. A 22 anni dalla sua creazione, il Mercato Comune del Sud vanta una percentuale di prodotti esenti da dazi inferiore a quella della neonata alleanza: soltanto l’80%.

Da alcuni anni si registra una riduzione del libero scambio all’interno dello stesso Mercosur, a causa delle costanti scaramucce doganali tra i Paesi membri, in particolare tra Argentina e Brasile.

Il numero di accordi commerciali firmato dall’organizzazione con Paesi terzi è fermo a 3: Israele, Palestina e Egitto. Qualsiasi accordo commerciale deve essere necessariamente approvato unanimemente da tutti i Paesi membri, che ovviamente hanno strutture economiche molto diverse e impediscono di fatto qualsiasi intesa.

Infine, i continui interventi statali nell’economia hanno prodotto una minore crescita del Pil del blocco, fermo al 2,5%.

FIG.2 – Variazione percentuale del prodotto interno lordo a prezzi costanti dei membri del Mercosur (2003 – 2015) – Dati FMI.

Identità opposte 
L’Ap e il Mercosur presentano identità opposte perché già al momento della loro nascita i Paesi fondatori avevano alle spalle tradizioni economiche diametralmente opposte. Nell’Alleanza si trovano economie in cui il paradigma liberista era già un assioma consolidato. Nel Mercosur convivono Paesi protezionisti, dove lo stato non si trattiene dall’intervenire.

Il risultato è che nella classifica di libertà economica dell’Heritage Fundation, il Mercosur occupa la 133 posizione mentre l’Alleanza la 29. Per aprire un’azienda a San Paolo c’è bisogno di aspettare 119 giorni e spendere oltre 1000 euro, mentre a Santiago solo sette ed è gratis.

A queste condizioni è logico aspettarsi che le quote di mercato mondiali di questi Paesi si riassetteranno in poco tempo, così come i flussi di Investimenti Diretti Esteri e i livelli di produzione industriale.

Si sta dunque delineando una spaccatura ideologica e economica in America Latina, che porterà quasi sicuramente a un Cono Sud “a due velocità”, con una sponda pacifica economicamente in crescita ed una sponda atlantica stagnante, con conseguenze importanti nelle relazioni internazionali e negli equilibri dell’intera regione.

Brasile ago della bilancia 
In Brasile l’opinione pubblica inizia a chiedersi apertamente se sia nell’interesse nazionale rimanere legati al Mercosur o se iniziare una politica commerciale indipendente, per aumentare la propria capacità di proiezione internazionale e agganciare in questo modo i grandi centri economici mondiali.

L’annuncio dell’inizio delle trattative per un accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti ha generato un forte interesse nella classe politica brasiliana, che ha ben chiara la necessità di trovare nuovi sbocchi e stimoli per un’economia che inizia a dare segni di stagnazione, se non di stagflazione.

Se in Brasile - che rappresenta da solo oltre due terzi di popolazione, Pil, e territorio di tutto il Mercosur - prevalesse l’idea di abbandonare l’organizzazione al proprio destino, probabilmente questa non avrebbe più senso di esistere.

I Paesi rimanenti sarebbero costretti a scegliere se continuare a seguire programmi politici bolivariani o aprirsi finalmente al libero mercato e all’economia mondiale.

Carlo Cauti è giornalista presso la sede Ansa di San Paolo del Brasile. Le opinioni espresse in questo documento sono personali dell'autore e non rappresentano necessariamente le opinioni dell'Ansa .
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martedì 24 settembre 2013

Stati Uniti: rapporti con Al-Jazeera

Media
Se Al-Jazeera sbarca nella Grande Mela
Azzurra Meringolo
02/09/2013
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La televisione che con i video di Osama Bin Laden ha per anni spaventato gli Stati Uniti debutta nella Grande Mela. Dal 20 agosto infatti Al-Jazeera ha accesso alle case degli americani grazie a un affare da circa 500 milioni di dollari con il quale, lo scorso gennaio, l’emittente del Qatar ha comprato la tv via cavo del premio Nobel Al Gore.

Ammiccando all’America
Secondo quello che ci dice il portavoce di Al-Jazeera America, Stan Collander, dietro questa mossa si nasconderebbe solo la fame di affari dell’emiro. Difficile credere però che l’operazione di mercato non sia l’ennesima mossa del soft-powerqatarense.

Per conquistare il suo nuovo pubblico, sono mesi che gli altri canali di Al-Jazeera ammiccano agli americani. Basta pensare a quanto accaduto a Joseph Massad che a maggio ha visto sparire dalla home page di Al-Jazeera un suo articolo nel quale commemorava la Nakba, il giorno in cui i palestinesi ricordano la loro catastrofe. Nel suo The Last Semites, Massad scardina alcuni miti e contesta alcuni fatti storici considerati acquisiti sul sionismo, ponendo in dubbio anche il fenomeno dell’antisemitismo.

Meglio edulcorare i termini, pensa Ehab al-shihabi, il direttore esecutivo di Al-Jazeera America, timoroso di possibili ricadute in termini di immagine e di marketing per l’operazione di lancio del nuovo canale.

Non è la prima volta che Al-Jazeera decide di accordare la propria voce sulle tonalità americane. Già nel 2011, il direttore Waddah Khanfar era stato costretto alle dimissioni per un cable scoperto da Wikileaks nel quale veniva accusato di aver dato versioni di comodo della guerra in Iraq nel 2005 su pressione degli Stati Uniti.

Paladina della libertà di opinione
La nuova avventura americana influenza quindi la politica editoriale di un’emittente che fu creata nel 1996 dall’ex emiro del Qatar Hamad bin Khalifah al-Thani. L’idea originaria era di farne un canale indipendente e innovativo nel contesto regionale.Una televisione in grado di riplasmare i rapporti di forza all’interno del mondo arabo che puntasse sull’obiettività e sul pluralismo, piazzando anche il piccolo emirato del Qatar - Paese con il reddito pro capite più alto del mondo pari a oltre 100 mila dollari - sulla mappa delle relazioni internazionali.

Un’emittente che proponesse una narrativa delle dinamiche regionali alternativa rispetto a quella occidentale, ma rispettosa degli standard del giornalismo professionale.

Per fare del Qatar un Paese paladino della libertà di informazione, l’emiro fa scendere in campo anche sua moglie che nel 2008 fonda un centro per la liberà dei media nella regione. Il primo a guidarlo è Robert Ménard, fondatore di Reporters senza frontiere. Ménard non è però disposto a barattare il suo silenzio in cambio di uno stipendio dorato. Ménard critica le contraddizioni del sistema informativo qatarense e inizia a puntare il dito contro la leadership locale. Nel giro di poco però è lui a uscire di scena, dopo essere stato descritto come un pornografo amico di Satana.

Il messaggio è chiaro: tralasciare indagini su questioni interne come quella relativa all’ascesa al potere, nel ’95, dell’emiro Hamed. Nell’emittente nota per la sua libertà di opinione è ancora vietato affermare che in quell’anno c’è stato un colpo di stato. Meglio indagare i mali di Iraq e Afghanistan sulla cui copertura Al-Jazeera costruisce la sua credibilità.

Parabola discendente
La rivoluzione attraverso la quale Al-Jazeera plasma il giornalismo arabo inizia a scemare nel periodo delle primavere arabe, quando l’influenza del governo del Qatar nella linea editoriale dell’emittente diventa ancora più evidente. Il crollo arriva poco dopo, con l’ascesa nel mondo arabo di nuovi governi islamisti che tanto deludono le popolazioni.

Il Qatar investe nel nuovo Egitto di Mohamemd Mursi. Tutti i canali di Al-Jazeera esaltano le gesta del presidente islamista. Gli egiziani che tanto hanno ringraziato la prima satellitare panaraba per il sostegno alla loro rivoluzione contro Hosni Murbarak, iniziano però a cambiare canale. Lo stesso fanno in Tunisia e in Bahrein dove, secondo uno studio della Northwestern University in Qatar, solo il 4% della popolazione guarda la tv dell’emiro.

E così, nei dintorni di piazza Tahrir, l’Al-Jazeera megafono degli islamisti democraticamente eletti, ma illiberali, viene censurata dai militari poche ore dopo la destituzione, il 3 luglio scorso, di Mursi.

Per compensare la perdita di audience araba, Al-Jazeera sta puntando sui telespettatori del mercato a stelle e strisce. Ma sull’agenda del nuovo emiro Tamin, Al-Jazeera è ancora un’arma per vincere la sfida sull’equilibrio regionale. Con l’uscita di scena di Mursi, il campo di battaglia si è complicato e la Siria resta il punto nevralgico.

Qualora il regime di Bashar al-Asad vincesse, il Qatar vedrebbe cambiare a suo sfavore gli equilibri nella regione con il rafforzamento dell’asse Iran-Siria-Hezbollah. Ad Al-Jazeera quindi il compito di contribuire all’affossamento del regime più ostico della regione.

Azzurra Meringolo è dottoressa in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna. È autrice di "I Ragazzi di piazza Tharir" e vincitrice del premio giornalistico Ivan Bonfanti 2012. Ricercatrice presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI), è coordinatrice scientifica di Arab Media Report. Potete seguirla sul suo blog e su twitter a @ragazzitahrir.
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sabato 20 luglio 2013

Stati Uniti: Putin volta le spalle a Obama

Riarmo e modernizzazione
Andrea Fais
15/07/2013
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Il discorso di Obama a Berlino e il caso-Snowden sono tornati a surriscaldare i rapporti russo-americani. Da un lato la proposta statunitense di ridurre reciprocamente di un terzo le testate nucleari (Start-III) è stata accolta con freddezza da Putin che ha affermato: “Non permetteremo che il bilanciamento dei sistemi strategici di deterrenza sia inficiato da una diminuzione della nostra potenza nucleare”. Dall’altro lato il caso Datagate ha riacceso i riflettori sulla sicurezza informatica.

Guerra fredda 2.0
Le richieste statunitensi di estradare Edward Snowden, accusato di aver desecretato documenti riservati, vengono respinte dalla Russia. Il ministro degli esteri russo Sergeij Lavrov evidenzia come Snowden ha scelto un suo itinerario da Hong Kong a Mosca senza tuttavia oltrepassare la soglia della zona transito aeroportuale, considerata area internazionale. “Non vi è alcun fondamento legale che giustifichi il comportamento dei funzionari americani - ha insistito Lavrov - e non siamo coinvolti in alcun modo né con il signor Snowden e i suoi rapporti con la giustizia statunitense né con i suoi spostamenti in giro per il mondo”.

Lavrov considera inoltre “assolutamente infondati e inaccettabili i tentativi di accusare la parte russa di aver violato le leggi statunitensi”. In questa situazione il discorso recentemente tenuto da Putin durante le celebrazioni per il settantesimo anniversario della battaglia di Kursk assume una valenza significativa.

Affermando che Mosca continuerà “a sviluppare il suo arsenale di deterrenza nucleare”, il presidente russo ha annichilito la proposta di disarmo bilaterale lanciata poche settimane fa da Obama davanti alla porta di Brandeburgo, a Berlino. Beneficiando inoltre del rialzo dei prezzi degli idrocarburi, il Cremlino potrà destinare al suo programma di riarmo 22 mila miliardi di rubli (730 miliardi di dollari) a partire dal 2020. Per Putin si tratterebbe di una mossa obbligata dal momento che Washington non vuole abbandonare il programma dello scudo anti-missile europeo.

Armata Russa
Putin ha poi posto la priorità dello sviluppo di armi ad alta precisione. La modernizzazione era stata annunciata nell’aprile del 2012 con una pubblicazione ministeriale intitolata L’approccio concettuale dell’attività delle Forze armate della Federazione Russa nel cyberspazio: un documento profondamente innovativo per la dottrina strategica russa, dedicato esclusivamente allo sviluppo dei sistemi di sicurezza informatica.

Sebbene in ritardo rispetto a Usa e Cina, anche la Russia ha così recepito le priorità nel nuovo contesto internazionale dove, come recita il rapporto, “alti livelli di sviluppo per diverse applicazioni, reti di computer, come Internet e mezzi di comunicazione elettronici” hanno determinato “la presenza di uno spazio informatico globale”.

Quella informatizzazione militare che negli Usa fu introdotta nel 1999 col nome di full-spectrum dominance dagli strateghi Alberts, Garstka e Stein, e che in Cina fu presentata nel 2002 come xinxihua da Jiang Zemin, in Russia è mancata per tre ragioni: la crisi economica nell’era Eltsin bloccò molti programmi militar-industriali ereditati dal decaduto apparato sovietico; diversi tra i generali più anziani sono legati alle concezioni della Guerra Fredda, ormai obsolete; i conflitti nello spazio periferico dell’ex-Urss (Cecenia, Tagikistan e Ossezia) hanno impegnato le truppe in operazioni terrestri spesso gestite maldestramente e quasi mai risolutive.

Ora, invece, “con l'attuazione di questi concetti, le Forze armate della Federazione Russa cercheranno di massimizzare le opportunità dello spazio informatico per rafforzare la difesa dello Stato, il controllo e la prevenzione dei conflitti militari, la cooperazione militare e la formazione di una sicurezza informatica internazionale a beneficio della comunità mondiale”. L’obiettivo di fondo è l’acquisizione delle capacità C2W, ormai necessarie nella lotta al terrorismo e al narcotraffico che imperversano tra Asia Centrale e Caucaso.

Sergeij Shoigu non fa sconti
Lo scandalo legato alla società Oboronservice, emerso alla fine del 2012, ha costretto Putin a sostituire l’ex ministro Serdjukov con Sergeij Shoigu. Il suo staff comprende Valerij Gerasimov, capo di stato maggiore, Arkadij Bachin e Oleg Ostapenko, viceministri.

Nei primi sei mesi Shoigu ha rafforzato i partenariati del Brics e della Sco. Tra i principali incontri si segnalano quello del 21 novembre scorso con il vicepresidente della Commissione militare centrale cinese, Xu Qiliang, e quello del 14 dicembre con l’omologo brasiliano Celso Amorim.

A gennaio Shoigu ha fatto visita al presidente kazako Nursultan Nazarbayev per concordare la realizzazione di uno spazio aereo comune entro il 2016. Molti analisti considerano abbandonata la riforma avviata da Serdjukov. Tuttavia questa aveva introdotto novità per cui le strutture difensive non erano ancora pronte, lasciando insoddisfatti sia i “modernizzatori” sia i “nostalgici”.

Riaffermando l’inflessibilità nei confronti degli Usa e l’apertura alle Tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict), Putin e Shoigu sembrano voler accontentare tutti e consegnare al paese un esercito al passo coi tempi ma al tempo stesso ancorato ai “valori eroici” del passato.

Andrea Fais, giornalista e saggista, è collaboratore del quotidiano cinese “Global Times” e della rivista multimediale “Equilibri”, autore de L’Aquila della Steppa. Volti e Prospettive del Kazakistan (Parma, 2012) e coautore de Il Risveglio del Drago. Politica e Strategie della Rinascita Cinese (Parma, 2011) e La Grande Muraglia. Pensiero Politico, Territorio e Strategia della Cina Popolare (Cavriago, 2012).
Fonte Istituto Affari Internazionali.
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sabato 6 luglio 2013

Sud America: FARC :progressi nei negoziati


Colombia
Weekly Colombia 119
Il 1 luglio, il leader del gruppo ribelle colombiano FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), Ivan Marquez, ha annunciato ufficialmente i progressi fatti nel negoziato con le autorità colombiane dopo l’ultimo incontro ufficiale avvenuto a L’Avana, alla fine di maggio. Le dichiarazioni di Marquez sull’esito dell’incontro sono state accompagnate anche da affermazioni di distensione riguardo i rapporti tra le FARC e un altro gruppo di ribelli armati colombiani, l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), dopo un passato di scontri ideologici, che hanno fomentato le tensioni già esistenti. I rappresentanti dell’ELN non hanno partecipato all’ultimo incontro di Cuba, ma i suoi leader hanno dichiarato il loro appoggio alla negoziazione. Entrambi i gruppi, sorti in Colombia nel 1964, sono nati come rappresentanza comunista dei sostenitori dell’autorganizzazione agraria contadina nel Paese, contrastata dal governo colombiano, p! oiché vista come possibile pericolo per l’integrità della Nazione. L’ELN, però, secondo gruppo insurrezionale armato del Paese per numero di affiliati (2.200-3.000 membri contro i circa 7.000 delle FARC), è meno ideologico e più violento. Il gruppo segue un approccio più pragmatico, improntato alla liberazione del Paese da ogni tipo di finanziamento straniero, principalmente americano. I risultati raggiunti sono un passo concreto per il Paese, che, dal 1964, è teatro di una lunga guerra civile tra l’Esercito regolare e vari gruppi ribelli. I punti della negoziazione tra le parti sono stati sei: la riforma agraria, il riconoscimento dello status di policy maker a tutti i gruppi e movimenti colombiani, il disarmo dei gruppi ribelli, il controllo del narcotraffico (in cui i gruppi armati sono pesantemente coinvolti), i diritti delle vittime e l’attuazione della pace nel Paese. L’accordo sulla riforma della terra e sulla partecipazione politica, sono stati i temi ! chiave dei negoziati. Secondo l’accordo, le terre non utilizzate saranno destinate ai contadini e il governo si impegnerà ad erogare prestiti e consegnare infrastrutture a vantaggio degli agricoltori. Questo sviluppo, insieme al cambio di atteggiamento dell’establishment, che ora esplicitamente accoglie la partecipazione alle scelte politiche da parte di FARC ed ELN, è foriero di un graduale avvicinamento e di una distensione fra le parti. Ogni tipo di accordo raggiunto sarà oggetto, però, secondo Bogotá, di un referendum nazionale.

Fonte C.E.S.I.  Wuuekly  119   per contatti geografia 2013@libero.it

Esercitazioni congiunte Giappone Stato Uniti

Stati Uniti e Giappone

USA IDU 54 2
A partire dal 12 giugno presso la base dei Marines di Camp Pendelton in California si è svolta l’esercitazione multinazionale anfibia “Dawn Blitz 2013” che ha visto coinvolti 5000 Marines della Ia Marine Expeditionary Brigade e l’Expeditionary Strike Group 3 della Marina americana insieme ad assetti multinazionali forniti da Giappone, Canada e Nuova Zelanda. L’esercitazione ha previsto scenari di sbarchi anfibi su larga scala, condotta di operazioni aeronavali, contromisure mine e utilizzo dell’ambiente marino come spazio di manovra al fine di liberare un’ipotetica isola conquistata da forze nemiche.
Le manovre Dawn Blitz, riprese dal 2010, hanno lo scopo di riaddestrare i Marines ai loro compiti “core” dopo anni di operazioni di counterinsurgency tra Iraq e Afghanistan che poco hanno a che vedere con la preparazione alla lotta anfibia. L’edizione 2013 però, sarà ricordata per la partecipazione massiccia delle Forze d! i Autodifesa giapponesi che, per la prima volta e con l’aiuto statunitense, hanno pianificato ed eseguito, singolarmente e insieme ai Marines, operazioni di sbarco anfibio di reparti delle Forze Terrestri di Autodifesa dalle loro unità Hyuga (Destroyer portaelicotteri) e Shimokita (LST). Nel corso dello stesso evento i militari giapponesi hanno avuto la possibilità di testare i convertiplani MV-22 Ospreys da bordo delle proprie navi. Il contributo numerico giapponese all’esercitazione è stato dichiarato in 250 uomini delle Forze Terrestri di Autodifesa, accompagnati da tre navi della Forza di Autodifesa Marittima, le già citate Hyuga e Shimokita, scortate dal cacciatorpediniere lanciamissili Atago per un totale complessivo di 1000 militari. Sebbene le autorità americane abbiano dichiarato che lo scenario simulato non aveva alcun richiamo a situazioni attuali, la Cina ha ritenuto, qualche giorno prima dell’inizio delle manovre, di inoltrare una formale protesta diplo! matica al Giappone sostenendo che la situazione ipotizzata fosse troppo aderente alla disputa esistente tra i due Paesi per le Isole Senkaku/Diayou. Nel complesso, le attività come la Dawn Blitz, oltre agli indubbi benefici in termini di addestramento delle forze, servono agli USA a rinsaldare le alleanze nell’area del Pacifico. Non è un caso che, negli stessi giorni dell’esercitazione, le Filippine abbiano annunciato la loro intenzione di offrire un migliore e costante accesso ai propri porti non solo alle navi americane, ma anche a quelle giapponesi, al fine di cautelarsi da eventuali iniziative ostili da parte cinese.

Fonte C.E.S.I  Weekly 119         per cotatti geografia 2013@libero.it

Stati Uniti: rafforzano la capacità militare di Giordania e Turchia

Siria
Siria weekly 118
Il Generale dell’Esercito statunitense, Martin E. Dampsey, responsabile del Joint Chief of Staff, ha dichiarato, durante la conferenza stampa congiunta con il Segretario alla Difesa, Chuck Hagel, tenutasi al Pentagono il 26 giugno, che gli Stati Uniti stanno cercando di rafforzare la capacità militare dei propri partner, Giordania e Turchia, per scongiurare un possibile spill over delle violenze siriane. La presenza delle Forze statunitensi nella regione era stata confermata nei giorni scorsi dal Primo Ministro giordano, Abdullah Ensour, e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Mashal al-Zabin, e consterebbe di circa 700 uomini rimasti sul territorio giordano al termine dell’esercitazione congiunta Eager Lion di inizio giugno. A questi, si deve aggiungere una componente aerea di F-16, sul cui numero non vi è certezza, anch’essi ricollocati in Giordania al termine dell’esercitazione. Sempre ad Amman, inoltre, dovrebbero cominciar! e ad arrivare nelle prossime settimane i primi rifornimenti di armi leggere e missili anticarro come parte del programma di addestramento a gruppi di combattenti che, dal territorio giordano, dovrebbero poi unirsi alle Forze dell’opposizione siriana nei combattimenti contro le Forze lealiste di Assad. Al training dovrebbe partecipare anche l’Arabia Saudita. Inoltre, durante il summit del G8 tenutosi a metà giugno, Washington aveva intavolato trattative con Londra e Parigi sulla possibilità di imporre una no fly-zone sulla Siria. Nelle ultime settimane, infatti, la diplomazia occidentale è stata sempre più attraversata dalle pressioni provenienti da Washington e, sembra, anche da Tel Aviv, per coinvolgere quanti più alleati possibili nella creazione di una no fly-zone sulla regione meridionale della Siria. Su questa iniziativa rimane l’atteggiamento assolutamente contrario della Russia, nonostante Mosca abbia ritirato il proprio personale militare dalla base di Tartu! s, sulle coste siriane.
Il rinnovato impegno degli Stati Uniti nella regione, era stato annunciato nelle scorse settimane dal Presidente Obama, che, dopo mesi di incertezze, aveva dichiarato la disponibilità degli Stai Uniti ad iniziare un piano di forniture militari per i ribelli siriani. Nonostante l’intenzione di Washington sia rafforzare la capacità militare degli uomini leali al Gen. Salim Idris, l’Amministrazione Obama si trova a dover affrontare il rischio che il flusso di armi tra le fila dell’opposizione siano intercettate dai gruppi salafiti vicini ad al-Qaeda, Jhabat al-Nusra su tutti.

(Fonte C.E.S.I. Wheekly 118)       per contatti: geografia2013@libero.it

lunedì 24 giugno 2013

Brasile Mundial:punti di vista controcorrente


Un interessante articolo  di Francesca d'Ulisse sul Brasile è pubblicato dal 14 giugno su treccani.it
Si può leggerlo su:
http://www.treccani.it/magazine/piazza_enciclopedia_magazine/geopolitica/Brasil_mundial_punti_di_vista_controcorrente.html


giovedì 20 giugno 2013

Stati Uniti: Presentato il piano di modernizzazione dell'equipaggiamento dell'Esercito americano per l'anno 2014


Stati Uniti IDU53
Il 24 maggio è stato presentato il “Piano di modernizzazione dell’equipaggiamento dell’Esercito americano per l’anno 2014”. Tale documento, che dovrà ora essere valutato dal Congresso, fissa le priorità nelle acquisizioni della Forza Armata su un orizzonte temporale di circa 15 anni ed è stato redatto sulla base di tre priorità strategiche di fondo:
• individuare i nuovi equipaggiamenti da acquisire sulla base dell’esperienza afghana e determinare il destino del materiale da dismettere a seguito del ritiro dal Paese asiatico;
• assecondare il nuovo riallineamento della Forza Armata sul teatro operativo del Pacifico;
• assicurare il raggiungimento degli obiettivi, in termini di bilanciamento delle forze operative dell’Esercito, nel rispetto della struttura composta da Brigade Combat Teams (BCT) corazzate, BCT medie su veicolo Stryker e BCT leggere.
A causa della “sequestation” in atto, l’Eserc! ito americano non è ancora in grado di stabilire di quali risorse disporrà per il biennio 2013/14 tuttavia, sulla base dei 10 settori di attività in cui è declinata la pianificazione dei programmi di ammodernamento, la Forza Armata ha indicato tre aree di priorità:
• migliorare la letalità e la protezione passiva del soldato e della squadra di fanteria;
• incrementare le capacità di comando della missione a livello tattico mettendo i soldati nelle condizioni di comunicare e ricevere informazioni in maniera più tempestiva;
• riorientare lo US Army sul suo core business principale ovvero essere preparato a combattere e a vincere un conflitto convenzionale su larga scala (ponendo di fatto termine a più di un decennio di sforzi volti quasi esclusivamente ad incrementare le capacità di warfare asimmetrico).
Al fine di poter raggiungere tali obiettivi l’Esercito americano individua alcuni programmi assolutamente prioritari sul fronte del migli! oramento delle capacità di comunicazione e situation awareness delle forze con i relativi costi: il Warfighter Information Network-Tactical (al costo di 1,3 miliardi di dollari) relativo al rinnovo delle reti di comunicazione tattica della Forza Armata; il programma di acquisizione di nuove radio tattiche (402,1 milioni di dollari); la nuova piattaforma comune di comando e controllo del campo di battaglia (110,2 milioni di dollari); il Distributed Common Ground System-Army (295 milioni di dollari) in collaborazione con l’Air Force e destinato a disseminare le informazioni di intelligence raccolte dai velivoli alle unità terrestri e, infine, il Nett Warrior System (122,6 milioni di dollari) destinato a migliorare le capacità operative dei capisquadra di fanteria una volta appiedati.
Per quanto concerne i veicoli, l’US Army ritiene fondamentale procedere con i progetti Ground Combat Vehicle (592 milioni di dollari) destinato a realizzare una nuova piattaforma con cui! sostituire i veicoli Bradley e Stryker all’interno delle rispettive BCT; Armored Multi-Purpose Vehicle (116 milioni di dollari) volto ad individuare un successore per le migliaia di M-113 ancora in servizio e all’upgrade dei semoventi di artiglieria M-109 A6 Paladin al nuovo standard PIM (340,8 milioni di dollari).
Infine, ultimi, ma non per importanza, vengono richiesti 84,2 miliioni di dollari per procedere con il programma Joint Light Tactical Vehicle destinato a sostituire gli Humvee e 257,8 milioni per la nuova versione F dell’immortale elicottero scout OH-58 Kiowa Warrior.
L’enfasi posta dall’Esercito al rinnovo completo delle piattaforme da combattimento, sia nelle BCT pesanti che in quelle medie, dimostra come la Forza Armata, dopo anni di attenzioni rivolte ai mezzi più adatti alle attività di controinsurrezione, stia ora tornando a focalizzarsi su prospettive di confronto più simmetriche e voglia assicurarsi di mantenere, anche in futuro, un m! argine di superiorità incontestabile, nelle componenti pesanti e blindate, con particolare riguardo ai contemporanei piani di modernizzazione in atto da qui al 2025 nelle controparti cinesi e russe. Tale risultato vuole essere ottenuto grazie ad uno sforzo costante di upgrade delle piattaforme Bradley e Stryker contemporaneamente allo sviluppo e introduzione in servizio del loro successore GCV che, secondo i piani attuali, dovrebbe iniziare ad essere disponibile a partire dal 2017.
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sabato 15 giugno 2013

Stati Uniti: il confronto con la Cina continua.

Dopo il vertice con Xi Jinping
L’enigma cinese di Obama
Stefano Silvestri
11/06/2013
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Secondo il presidente cinese Xi Jinping, il suo vertice a Sunnylands, in California, con il presidente Usa Barack Obama, è avvenuto ad un “momento critico” dei rapporti bilaterali tra le due potenze e sarebbe dovuto servire per instaurare un “rapporto di nuovo tipo”.

Ore di colloqui non hanno però prodotto risultati pubblici di un qualche rilievo, né le dichiarazioni alla stampa hanno dato prova di maggiore duttilità o di una qualche bozza di accordo. Vedremo quindi solo nei prossimi mesi, sul campo, se qualcosa è realmente cambiato.

L’unico messaggio evidente è stato uno show di ottimismo da parte di Obama (che peraltro ne ha grande bisogno perché è oggi fortemente contestato al suo interno) e il sorriso soddisfatto di Xi, che ha dato l’impressione di essere molto sicuro di sé. Resta però poco chiaro quale sarà l’indirizzo futuro della Cina.

Nuova influenza
Sono passati i tempi in cui Deng Xiaoping, parlando nel 1974 all’Assemblea delle Nazioni Unite, affermava che “la Cina non è una superpotenza, né cercherà di diventarlo. Se un giorno la Cina dovesse mutare colore e tramutarsi in superpotenza, se anch’essa dovesse esercitare il ruolo di tiranno nel mondo, e assoggettare altri ovunque a tracotanti azioni di aggressione e sfruttamento, i popoli del mondo dovrebbero identificarla come social-imperialista e opporsi ad essa e unirsi al popolo cinese per rovesciarla”. Da allora la Cina ha propugnato la dottrina dello “sviluppo pacifico”, che non minaccia i vicini e aiuta il mondo nel suo insieme.

Ma la situazione è oggi differente. La Cina non è esplicitamente aggressiva, ma è certamente molto più assertiva sia per quel che riguarda i suoi diritti e le sue ambizioni. La Cina di Mao, che aveva fatto il grande accordo con Nixon e Kissinger, era una potenza appena emergente, preoccupata di un suo possibile accerchiamento da parte degli Stati Uniti (specie se Washington si fosse accordata con Mosca), e quindi ansiosa di concludere un accordo realpolitico con gli americani.

Gli Usa, d’altra parte, erano abbastanza sicuri che la relativa debolezza cinese non avrebbe offerto a Pechino l’immediata possibilità di dominare lo spazio strategico asiatico. Si trattava, allora, di una potenza interessata soprattutto a mantenere intatta la sua sovranità e la sua unità territoriale, mentre gli Usa rimanevano la potenza determinante degli equilibri nell’Asia-Pacifico.

Oggi non è più così. La Cina sta allargando la sua sfera di influenza politica e strategica, in Asia come in Africa. È attiva in Afghanistan, è alleata di fatto con il Pakistan, fa affari con l’Iran e con l’Iraq sciita, si oppone ad Europa e Stati Uniti in Siria, eccetera. Soprattutto essa preme per una revisione degli equilibri marittimi, rivendicando territori e spazi di mare aperto con un linguaggio spesso tracotante.

Basti pensare che essa definisce l’area del Mar cinese meridionale, dove è in immediato e diretto contrasto con il Vietnam, le Filippine, l’Indonesia e la Malesia, usando gli stessi termini che a suo tempo aveva utilizzato per giustificare l’annessione del Tibet. Inevitabilmente questo sta risvegliando le preoccupazioni dei suoi vicini e ne alimenta le correnti più nazionaliste e, in qualche caso, militariste.

Punti d’incontro
Certo, Pechino condivide con Washington una certa preoccupazione nei confronti della Corea del Nord, che vorrebbe vedere disarmata nuclearmente (se non altro per non accrescere i suoi contrasti con la Corea del Sud e il Giappone), ma sa anche bene di essere, in questo caso, la vera potenza indispensabile e vuole quindi giocare con prudenza le sue carte, in un’ottica non necessariamente analoga a quella americana.

Essa teme, e non potrebbe essere altrimenti, una eventuale risposta militare, ma non sino al punto di rinunciare al suo massiccio hackeraggio cibernetico (in parte economico e in parte militare) né di accettare passivamente la supremazia navale americana nell’area di suo interesse strategico. Vuole buoni rapporti con gli altri paesi asiatici, ma senza rinunciare alla sua supposta o reale preminenza gerarchica nei loro confronti.

In altri termini, la Cina è una potenza nazionalista prudente, in espansione, anche se sembra intenzionata ad evitare il confronto militare diretto (inclusa la questione di Taiwan).

Tutto questo è comprensibile, ma non del tutto accettabile. Quando noi pensiamo ad un rapporto nuovo tra le grandi potenze, pensiamo anche alla distensione che ci fu tra Usa e Urss, ad accordi dettagliati per accrescere la fiducia reciproca, evitare incidenti e aumentare la piena comprensione delle mosse dell’interlocutore, e soprattutto ad un atteggiamento di larga collaborazione tra le parti. È forse questo che Xi ha offerto ad Obama? Se restiamo alle dichiarazioni fatte e a quanto è sinora filtrato all’esterno dei colloqui, non sembra, o almeno non ancora in una forma esplicita e verificabile.

Siamo solo all’inizio di un processo di conoscenza reciproca, ed è quindi forse ingeneroso attendersi risultati importanti a breve scadenza. Tuttavia sarebbe prematuro oggi affermare che abbiamo assistito ad una svolta significativa. La Cina è ancora un enigma che attende la sua soluzione.

Stefano Silvestri è direttore di “Affarinternazionali” e presidente dello IAI.
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venerdì 7 giugno 2013

La crisi del sistema fianziario e bancario degli Stati Uniti

Il Continente Americano ha risentito notevolmente della crisi del 2007 iniziata con i subprime negli Stati Uniti, i quali, indeboliti da questa crisi, stanno esercitando una influenza sempre più contrasta dai paesi emergenti e non, che rivendicato un ruolo paritario, in sostituzione di quel ruolo subalterno fino ad ora imposto

giovedì 6 giugno 2013

Argentina Annunciato il secondo raccolto più copioso della storia


L’anno agricolo nazionale 2013-2013 si concluderà con un raccolto della produzione agricola pari a 102,6 milioni di tonnellate , oltre 11 milioni in più dell’anno precedente. A causa di una forte siccità il precedente raccolto era stato apri a 90, 4 milioni di tonnellate, che seguiva il raccolto del 2010-2011che era stato paria 104,06, che ancora oggi rappresenta il record di raccolto assoluto.
Secondo la comunicazione del Governo argentino il dato di quest’anno è la conseguenza dei raccolti record di mais, arachidi ed orzo, nonchè del migliore raccolto di sorgo degli ultimi 30 anni. Per il sorgo è stata confermata una produzione record di 5,16milioni di tonnellate, mentre quella del mais si attesta sui 25,7 milioni di tonnellate.

 Per le arachidi le 900.000 tonnellate ottenute a fronte delle 686.000 del ciclo precedente segnando un aumento del 31,2% La soia, che è la principale cultura dell’Argentina la produzione si attesta sui 50.6 milione di tonnellate, con una crescita del 26%. Chiuderà con il segno meno la raccolta del grano, ma sono pronti gli investimenti per aumentare la superficie da destinare alla coltivazione per una produzione che passerà da 3160 a 4 milioni di ettari di terreno. 

mercoledì 5 giugno 2013

La Grande Crisi nel continente americano

Cominciata negli Stati Unit nell'estate del 2007 la crisi dei subprime si è progressivamente estesa a tutto il mondo . All'inizio era una crisi finanziaria, poi è diventata una crisi economica per sfociare in una crisi sociale e politica.
 Nel Continente americano questa crisi ha segnato il ruolo degli Stati Uniti, che non possono più presentarsi come la prima potenza economica del mondo, e questo ruolo viene progressivamente messo in discussione dalla economia della Cina, che, al riparo di questa crisi, pensa di sorpassare l'economia statunitense già dal 2016.
 Nel resto del continente il paese più colpito è il Paraguay, in America Latina: spetterà al presidente Horatio Cartes, eletto lo scorso aprile e che si insiederà il prossimo 15 giugno affrontarla con  riforme ed iniziative ardite quanto difficli. Chi lo ha votato ritiene possibile , considerando la sua storia personale di successo e nonostante i trascorsi autoritari e clientelari del Partido Colorado aprire una nuova pagina per i progresso economico e sociale del Paraguay, come da lui promesso.





martedì 4 giugno 2013

Attori Internazionali in America Latina

Nazioni Unite                                  
Non vi sono attualmente missioni di pace gestite dall’ ONU in Sud America, il dato però non deve ingannare. Le recenti tensioni avvenute ai confini fra la Colombia, l’Ecuador ed il Venezuela dimostrano una stabilità relativa. Il compito principale dell’organizzazione nel continente latino-americano é senza dubbio il supporto e la gestione dei profughi tramite l’UNHCR, l’alto commissariato per i rifugiati. Il 12% di tutti i richiedenti l’asilo provengono dal Sud America e dai paesi caraibici. Il paese che più preoccupa l’UNCHR é la Colombia, all’interno della quale diverse migliaia di indigeni Wounaan stanno lasciando le loro terre situate nella regione nord-occidentale di Choco, a causa delle tensioni e conflitti continui che contraddistinguono la Colombia. Secondo fonti ONU si può parlare di una vera e propria crisi umanitaria. Altre tematiche affrontate dalle Nazioni Unite sul conteninente sono il problema della deforestazione dell’Amazonia e i cambiamenti climatici che investono sopratutto le regioni polari di Cile ed Argentina.

2. CICR                                                      
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa é impegnato in diverse missioni sul continente Sud Americano. Come per le Nazioni Unite, anche per il CICR il paese con il maggior numero di impegni da parte dell’organizzazione é la Colombia. Durante i soli mesi di aprile e maggio del 2007, il CICR ha fornito 107 millioni di tonnellate di viveri e altri prodotti di prima necessità ad oltre 6000 civili sfollati a causa del conflitto. L’organizzazione ha svolto anche un importante ruolo nella mediazione con i ribelli, che ha portato alla liberazione di diversi ostaggi detenuti dalle FARC. Altre missioni si svolgono in Perù, Bolivia ed Ecuador con scopi sopratutto di prevenzione. Un altro compito molto importante svolto dal CICR nell’America latina, é l’impegno a sostenere l’istruzione del diritto umanitario ai diversi combattenti. Con rappresentanze in tutti i paesi, il CICR é senza dubbio l’organizzazione più presente ed attiva in progetti di assistenza e prevenzione sanitaria come ad esempio nella lotta all’ AIDS.

3. Comunità delle Nazioni del Sud America
La CSN é una comunità politica ed economica costituita l'8 dicembre 2004 nella città di Cusco (Perù) durante il III Summit del Sudamerica. La Comunità intende stabilire una zona di libero scambio delle merci come nell’ Unione Europea fra i Paesi aderenti alla Comunità Andina, quelli aderenti al Mercosur, il Cile, la Guyana e il Suriname. Esclusivamente la Guyana Francese non partecipa di fatto alla Comunità. Gli obiettivi perseguiti dalla Comunità sono:
-eliminare tutti i dazi doganali per i prodotti comuni entro il 2014;
-eliminare tutti i dazi doganali per i prodotti "pericolosi" (armi, esplosivi...) entro il 2019;
-stabilire un Parlamento comune, una moneta comune e un passaporto unico entro il 2019;
-coordinare le politiche in campo agricolo, diplomatico, energetico, scientifico, culturale, sociale e in  altri ambiti.
Le azioni comuni fino ad ora intraprese si limitano a progetti come l'Autostrada inter-oceanica (in spagnolo, Carretera Interoceánica) che unirà Perù, Bolivia e Brasile, l'Anello energetico sudamericano, un progetto che vedrà le forniture di gas di Argentina, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay soddisfatte interamente dal Perù, attraverso un gasdotto la cui costruzione è iniziata nel 2006.
4. Amnesty International. L’unico paese nel quale l’organizzazione che lotta per il rispetto dei diritti umani é attivo é, ancora una volta la Colombia. Mediante osservatori essa si occupa di monitorare la situazione del rispetto fondamentale dei diritti da parte di tutte le fazioni coinvolte nella guerra civile. Secondo il rapporto redatto a fine 2007, sia le forze regolari colombiane così come le FARC e l’ELN, si sono macchiati di crimini contro l’umanità.


lunedì 3 giugno 2013

Parametri III America Latina; Forza Lavoro in Agricoltura,Spesa Militare, Disastri Naturali,Indice di Sviluppo Umano,Crescita Demografica

1)          FORZA LAVORO IN AGRICOLTURA - L’agricoltura sudamericana è caratterizzata e condizionata dall’estrema concentrazione della proprietà, ereditata dal periodo coloniale. L’1% dei proprietari terrieri dispone infatti di circa il 70% delle terre coltivabili, spesso tenute incolte o destinate al pascolo. Il restante 30% delle terre è organizzato in fondi di minuscole dimensioni, coltivati da famiglie contadine spesso poverissime. La scarsa produttività di questi fondi è alla base del continuo abbandono delle campagne e del disordinato e problematico sviluppo delle aree urbane.

2)          AIUTO ESTERO - n.v.

3)          HIV/AIDS - Il Brasile (anche l’America del sud soffre pesantemente per il problema HIV-AIDS) ha già ottenuto una riduzione dei prezzi di 15 antiretrovirali nella misura compresa fra il 10 e il 76%: le case farmaceutiche interessate sono la Roche, la Gilead Sciances Inc. e la Abbott Laboratories.

4)          SPESA MILITARE - In America del Sud la militarizzazione avanzi a passi da gigante. In realtà il Venezuela, malgrado i nuovi acquisti, è al sesto posto (dietro Brasile, Perù, Argentina, Cile e Colombia) nella classifica dei poteri militari sudamericani elaborata da Military power review nel 2004 e l'America del Sud resta una delle zone di minor tensione al mondo e che dedicano meno risorse alle spese militari (il 1,5% del Pil, contro il 4% dell'Unione europea, il 3% degli Stati uniti - il 47% delle spese miliari del pianeta - e il 12% del Medio Oriente). Malgrado ciò, e per quanto possa apparire contraddittorio, è possibile parlare di una crescente militarizzazione del continente e quattro sono le principali cause: il Plan Colombia come punto emergente della strategia regionale di Washington, che include la guerra al narcotraffico e alla guerriglia e il controllo della biodiversità della regione andina dal Venezuela alla Bolivia; le nuove forme che sta assumendo la guerra nell'epoca del neoliberismo (la privatizzazione della guerra); il nuovo ruolo del Brasile nel continente, unica nazione del Sud povero a possedere una autonoma strategia militare; infine - quarto fattore - l'intento di contenere la protesta sociale con la militarizzazione della società e la criminalizzazione dei movimenti sociali da parte di ciascuna classe dominante nazionale, con l'appoggio di Washington.

5)          DISASTRI NATURALI - L’America del Sud – è una delle aree maggiormente soggette alle catastrofi naturali. Scosse sismiche, frane, eruzioni vulcaniche, uragani sono fenomeni frequenti. La variabilità climatica, che si manifesta con siccità, inondazioni, forti venti risulta ancor più marcata per effetto del ricorrente fenomeno « El Niño ». Le catastrofi naturali causano morte e distruzione in tutta la regione. Milioni di persone ne subiscono ripetutamente gli effetti a livello umano e materiale e, in generale, sono proprio le popolazioni più sfavorite quelle maggiormente colpite. La regione non è interessata soltanto da fenomeni naturali di grandi dimensioni, come l’uragano Mitch (che, secondo la CEPAL, ha causato danni per circa 8 miliardi di dollari), ma anche da una successione di disastri di media e bassa entità che, complessivamente, provocano danni e disagi maggiori di quelli conseguenti alle grandi catastrofi.

6)          ISOLAMENTO GEOGRAFICO - n.v.

7)          INDICE DI SVILUPPO UMANO - Tempo fa il PNL, cioè il prodotto nazionale lordo di un paese, era l'unico parametro per stabilire se in un stato si viveva bene oppure no . Questo è falso perché il benessere ha bisogno di altre condizioni. Prima di tutto ci vuole la giustizia: infatti se la produzione aumenta ma la ricchezza è mal distribuita, il benessere sarà solo per pochi. C'è bisogno poi di solidarietà, perché da essa dipende lo sviluppo delle fasce più deboli (disoccupati, anziani, invalidi…). Deve poi essere garantito il lavoro, l'istruzione, la speranza di vita, la partecipazione,… Il benessere, dunque, prima di essere ricchezza è tutto questo.Ogni tentativo di descrivere la realtà delle nazioni basandosi sulle medie è fuorviante perché ci fa credere che al loro interno tutti gli abitanti vivano nelle stesse condizioni. In altre parole, le medie nascondono le differenze. Prendiamo come esempio il Brasile: il reddito pro-capite di questo paese è di 4951 dollari, ma al suo interno ci sono 34 milioni di poverissimi. In effetti se diamo qualche sguardo a come è distribuita la ricchezza in Brasile scopriamo che nel 1989 il 50% della popolazione (75 milioni di persone) godeva solo del 3,5% del reddito nazionale, mentre il 10% più ricco (15 milioni di persone) si appropriava del 53% della ricchezza nazionale. In effetti se vogliamo capire perché nel Sud del mondo c'è tanta povertà dobbiamo smettere di studiare le nazioni come realtà compatte. Scopriremo che le nazioni, sia quelle del Nord che quelle del Sud, sono tutte governate da ristretti gruppi che mirano solo ad arricchire se stessi.


8)          POPOLAZIONE, CRESCITA DEMOGRAFICA - Nonostante la vastità del territorio, l’America meridionale conta appena 380 milioni di abitanti. La popolazione sudamericana si è andata costituendo lungo tutto il periodo della colonizzazione e nel secolo seguito all’indipendenza attraverso una serie di migrazioni, provenienti soprattutto dalla penisola iberica e dall’Africa. Infatti la popolazione autoctona, decimata dalle guerre di conquista e dalle malattie portate dagli europei, venne rimpiazzata da coloni spagnoli e portoghesi e da schiavi africani, ai quali si aggiunsero, a partire dalla fine del XIX secolo, italiani, tedeschi, slavi e altri europei. La preminenza delle lingue spagnola e portoghese e della religione cattolica, importate dalla penisola iberica, sono alla base dell’altra denominazione di America latina che il Sudamerica condivide con l’America centrale e caraibica, distinguendosi dalla parte settentrionale caratterizzata inizialmente da un popolamento di matrice anglosassone e francese. Le ondate migratorie più cospicue si ebbero nei primi decenni del XX secolo. Dal 1930 il flusso migratorio europeo si ridusse, mentre assunsero rilievo gli spostamenti dalle regioni interne e rurali alle città e alle regioni costiere. Benché la densità media sia di 22 abitanti per km², la popolazione sudamericana è oggi concentrata negli agglomerati urbani (79% della popolazione) e la metà dei paesi presenta una densità demografica inferiore ai 20 abitanti per km². Poco meno del 50% della popolazione vive in Brasile; oltre un quinto risiede in Colombia, Venezuela ed Ecuador. L’incremento demografico naturale e le migrazioni dalle aree periferiche hanno determinato una crescita della popolazione urbana superiore al 4% annuo. In Argentina, Cile e Uruguay, il tasso di crescita demografica urbana è rallentato, ma nelle regioni centrali e settentrionali le città continuano ad attrarre centinaia di migliaia di persone ogni anno.

domenica 2 giugno 2013

Parametri II America Latina: Fazioni etniche/religiose, movimenti interni di strati della popolazione, regime politico, nuovi stati con formazione instabile, corruzione, prodotto nazionale lordo,, crescita demografica

1)        FAZIONE ETNICHE/RELIGIOSE -     In questo senso le sette evangeliche e puritane, gli spiritisti e gli afro-brasiliani sono i più attivi e quindi registrano un maggior successo: sono infatti le religioni che più crescono in Brasile a scapito della religione cattolica. Si fanno forte inoltre dell'esperienza nord-americana e del sistema di vendita del "prodotto" religioso "porta a porta" col supporto pubblicitario di alcune potenti reti televisive: in poche parole, la religione si fa simile ad uno shampoo o ad un elettrodomestico.Le cifre parlano chiaro ed il comportamento delle persone parla più forte: il sincretismo religioso è un fenomeno diffuso ed è una conseguenza diretta del processo di sradicamento vissuto dai primi gruppi umani insediatisi in questo continente. Alla perdita delle radici familiari e sociali insita nel processo dell'emigrazione e in assenza di quelle condizioni spirituali che presiedono alla creazione di una nuova religione o allo sviluppo rinnovato della stessa si è voluto rimediare con un surrogato, con un qualcosa cioè che non solo non ha più la carica e l'intensità del culto da cui deriva, ma come dicevamo prima non è in condizione neanche lontanamente di proporne una nuova: quasi tutti gli appelli religiosi sono infatti mutuati dalle forme di propaganda commerciale di origine nordamericana.

2)        MOVIMENTI INTERNI DI STRATI DI LA POPOLAZIONE - In Colombia, dove il conflitto che imperversa da quarant'anni non dà alcun segno di regressione, ECHO interverrà laddove non lo fanno le istituzioni nazionali, aiutando gli sfollati e le popolazioni confinate o bloccate economicamente dai gruppi armati. Infine, in America centrale e in America del sud, sarà pronta ad intervenire se necessario e in caso di gravi calamità naturali che non possano essere affrontate sulla base delle risorse nazionali. Uno dei problemi ancora in sospeso e che deve risolvere l’America Latina è la situazione irregolare di molti immigrati che sono colpiti dalle politiche restrittive dei vari paesi della regione. Ciò, in effetti, comporta lo sfruttamento crescente e l’abuso dei loro diritti fondamentali. L’impossibilità di ricongiungersi con le loro famiglie e il fatto di vivere nel timore della clandestinità fa sì che si isolino e si allontanino dai propri familiari che risiedono nei loro paesi d’origine. Le migrazioni di frontiera o di confine sono avvenute in diversi paesi (Argentina, Venezuela, Costa Rica e Stati Uniti) come se fosse una estensione delle migrazioni interne, obbedendo ad una articolazione dei mercati di lavoro

3)        REGIME POLITICO - L’America Latina è percorsa da un’imponente serie di cambiamenti interni ed internazionali. giro di un lustro sono saliti al potere governi di varie sfumature politiche,ma uniti in maggioranza nell’intento di mitigare seriamente i grandi squilibri sociali interni. La sfida maggiore delle differenti dirigenze non è né quella della globalizzazione,accettata nei fatti, anche se talvolta criticata nei discorsi, né quella della relazione con gli USA, più lontani perché impegnati su altri scacchieri, bensì quella della competenza nelgovernare e nella lotta alla corruzione ed al crimine organizzato.Strutture come la Comunità Andina (CAN) e persino il Mercosur che prima fornivanoun chiaro quadro di cooperazione regionale sono entrate in crisi, anche se tutti ipaesi dell’America del Sud sono consapevoli dell’indispensabilità di un’efficace regionalizzazione.

4)        “NUOVI STATI” CON FORMAZIONE INSTABILE - l’integrazione fra i due blocchi per formare la Comunità Sudamericana di Nazioni che includerebbe tutti i paesi dell’America del Sud (meno la Guyana francese che è parte dell’Unione Europea). Il progetto è stato lanciato nell’8 dicembre 2004 a Cuzco in Perù con la presenza di tutti i capi di Stato latinoamericani (o quasi tutti dato che Kirchner dell’Argentina ha detto che l’altura gli dava il mal di testa /soroche/ e ha mandato il ministro degli Esteri). Questo progetto si ispira all’Unione Europea e vuole realizzare, nell’arco di 15 anni, gli ambiziosi obiettivi di una integrazione economica, con la creazione di un libero mercato interno e di dazi esterni comuni, l’integrazione monetaria, con la creazione di una moneta unica, l’integrazione politica con la creazione di istituzioni soprannazionali a livello esecutivo, legislativo e giudiziario, e l’integrazione sociale e culturale con maggiori contatti fra le società sudamericani a livello sindacale, delle ONG, dei mezzi di comunicazione,dell’educazione, della cultura, della musica.

5)        CORRUZIONE - Il secondo è quello della corruzione. I governi della regione, ma in maniera molto speciale quelli del mio paese, hanno raggiunto un grado di corruzione inconcepibile. Ma la corruzione è unita ad un altro problema che è quello della giustizia. La giustizia è inoperante in gran parte dei paesi, non è idonea e, nel caso concreto dell’Argentina la stessa Corte Suprema si è compromessa con il governo di turno con una maggioranza assoluta che sempre sentenziava a favore dello stesso governo. Perciò la corruzione va associata al tema dell’impunità. Ogni reato che rimane senza pena prepara il nuovo che, certe volte, è più pericoloso. L’impunità è un problema generale dell’America Latina. Non voglio dare nomi, ma diversi presidenti con una corruzione manifesta, sono riapparsi sulla scena politica come se nulla fosse successo.

6)        PNL  Pro – Capite






















7)        CRESCITA DEMOGRAFICA - Benché la densità media sia di 22 abitanti per km², la popolazione sudamericana è oggi concentrata negli agglomerati urbani (79% della popolazione) e la metà dei paesi presenta una densità demografica inferiore ai 20 abitanti per km². Poco meno del 50% della popolazione vive in Brasile; oltre un quinto risiede in Colombia, Venezuela ed Ecuador. L’incremento demografico naturale e le migrazioni dalle aree periferiche hanno determinato una crescita della popolazione urbana superiore al 4% annuo. In Argentina, Cile e Uruguay, il tasso di crescita demografica urbana è rallentato, ma nelle regioni centrali e settentrionali le città continuano ad attrarre centinaia di migliaia di persone ogni anno.
          (massimo coltrinari)


   info e contatti per emeil ricerca23@libero.it


sabato 1 giugno 2013

Parametri I America Latina: Conflitti, Rifugiati, Disocupazione, Sfruttamento Materie Strategiche, Area Geografica


1)          CONFLITTI - In Colombia va avanti da più di quarant’anni una lotta per il potere tra il governo e dei movimenti rivoluzionari d’ispirazione marxista e socialista – tra cui le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) – che si oppongono allo sfruttamento delle ricchezze del paese da parte delle multinazionali statunitensi. Dall’inizio degli anni Ottanta, sono presenti anche dei gruppi paramilitari di estrema destra – tra cui le Autodifese unite della Colombia (Auc) – che difendono gli interessi dei grandi proprietari terrieri, che si sono scontrati di volta in volta con le Farc o l’esercito governativo. Dagli anni Novanta i conflitti nel paese sono alimentati anche dagli interessi del narcotraffico. I combattimenti hanno visto una tregua tra il 1998 e il 2002, quando il presidente Andrés Pastrana ha avviato una politica di dialogo con le Farc. Ma il processo di pace è naufragato e, da allora, la repressione del governo – che riceve miliardi di dollari dagli Stati Uniti per la lotta al narcotraffico – si è inasprita. Nel 2003 i gruppi paramilitari sono invece scesi a patti con il governo ed è in atto un programma di disarmo. Dal 1964, gli scontri in Colombia hanno fatto 300mila vittime e costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle zone dei combattimenti.

2)          PAESI LIMITROFI IN CONFLITTO - La strategia di "spalmare" la guerra colombiana sui paesi vicini (Venezuela, Ecuador e Brasile) cercando di destabilizzarli se non si adattano alla strategia tracciata dal Plan Colombia incontra crescenti difficoltà. Dal 2000 si sono registrate rivolte che hanno provocato la caduta del governo in Argentina (dicembre 2001), Bolivia (ottobre 2003 [e giugno 2005, N.d.T]) ed Ecuador (aprile 2005), oltre alle mobilitazioni popolari che hanno sconfitto il colpo di stato contro Chàvez in Venezuela (aprile 2002) e alla vittoria del referendum di conferma del suo mandato (agosto 2004).

3)          RIFUGIATI - Lo scenario di questa regione è l’immigrazione verso il Venezuela, l’emigrazione di colombiani e gli sfollamenti interni (Martínez, 1998). Questa regione è segnata da conflitti, traffici di droga e sfollamenti interni dovuti alla violenza della guerriglia e i paramilitari, come è il caso della Colombia, e in passato di Ecuador e Perù.

4)          DISOCCUPAZIONE - Nel mercato del lavoro ed ai servizi ad esso collegati. Anche la proporzione di disuguaglianza salariale attribuibile a questo mercato è cresciuta negli anni Novanta; il tasso di disoccupazione era molto più alto alla fine degli anni ’90 rispetto all’inizio della decada, e tale disoccupazione ha colpito soprattutto i giovani e le donne. L’occupazione nel settore informale è invece cresciuta dell’8% tra il 1990 ed il 2001; circa il 70% dei nuovi occupati ingrossano le fila di questo settore. Gli aumenti salariali sono stati bassissimi, anche a causa dei bassi livelli di scolarità e sicuramente allo scarso potere di negoziazione da parte dei lavoratori e dei sindacati. La copertura medica e le pensioni sono diminuite progressivamente, così come i servizi sociali pubblici essenziali come l’erogazione di acqua o elettricità, che hanno dovuto subire costosissimi piani di privatizzazione.

5)          SFRUTTAMENTO DEL PETROLIO/ORO/DIAMANTI - Importante mercato per i biocombustibili, le cifre multimilionarie in investimento e commercializzazione di questi prodotti e le strategie politiche di Chávez, Lula, Evo e Kirchner hanno conquistato le scene internazionali nelle ultime settimane. E nell'affare dell'energia in questa regione del continente americano ci sono due poderosi fronti in cui gli interessi politici sono altrettanto importanti (o più) degli interessi economici. Un fronte è rappresentato dai paesi associati intorno all'affare del petrolio e del gas naturale (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Ecuador, Uruguay e Venezuela). L'altro, ancora emergente, si presenta come l'alternativa energetica ed ha già molti detrattori; mi riferisco ai biocombustibili e al loro principale referente, il Brasile.


6)          AREA GEOGRAFICA - Dell'America meridionale fanno parte 13 Stati. Quasi metà della superficie è data dal Brasile, segue l'Argentina. L'altitudine media del continente è di 590 metri, ma tutta la parte occidentale è attraversata da nord a sud dalla catena montuosa delle Ande. Le coste sono piuttosto uniformi con poche isole e insenature, se si eccettua l'estrema parte meridionale. Non vi sono grandi laghi, ma è presente il Rio delle Amazzoni, il fiume con più ampio bacino idrografico della Terra. Il clima varia da tropicale ad equatoriale e temperato nel Sud e nei Paesi Andini, fino agli influssi polari della Terra del Fuoco.

venerdì 31 maggio 2013

Seminario America latina. Il Panel

SUDAMERICA ISOLA DI PACE?
Martedì 11 giugno 2013 - Palazzo Salviati, Roma

PROGRAMMA

Ore 9.00 - Registrazione dei partecipanti.
(Per gli uomini obbligatorie giacca e cravatta o divisa)

Ore 9.30 - Apertura dei lavori: Saluti
Presidenza CASD (Centro Alti Studi per la Difesa)
Amm. Sq. Marcantonio Trevisani (Comitato organizzatore)
Prof. Piercarlo Valtorta (ISTRID, Presidente)

Ore 9.40 - Interventi
S.E. Gustavo Alvarez Goyoaga (Repubblica Orientale dell'Uruguay, Ambasciatore)
Min. Plen. Carlos Cherniak (Ambasciata della Repubblica Argentina)
Min. Plen. Alba Coello de Barboza (Ambasciata della Repubblica dell'Ecuador)
Dott. José Luis Rhi-Sausi (Istituto Italo Latino Americano, Segretario Socio Economico)
Cons. Amb. Luca Trifone (Ministero degli Affari Esteri, Capo Ufficio Sudamerica)
Avv. Francesco G. Leone (IsAG, Direttore Programma "America Latina")
Dott. Alessandro Politi (Analista strategico)
Prof. Enzo Rossi (Università Tor Vergata, Professore ordinario)
Sarà presente il Min. Plen. Victoria Eugenia Senior Pava (Ambasciata della Repubblica di Colombia)

Ore 11.30 – Dibattito

Ore 12.00 - Conclusioni
Dott. Tiberio Graziani (IsAG, Presidente)

Modera:

Dott.ssa Barbara Carfagna (TG1 RAI)