Master 1° Livello

MASTER DI I LIVELLO

POLITICA MILITARE COMPARATA DAL 1945 AD OGGI

Dottrina, Strategia, Armamenti

Obiettivi e sbocchi professionali

Approfondimenti specifici caratterizzanti le peculiari situazioni al fine di fornire un approccio interdisciplinare alle relazioni internazionali dal punto di vista della politica militare, sia nazionale che comparata. Integrazione e perfezionamento della propria preparazione sia generale che professionale dal punto di vista culturale, scientifico e tecnico per l’area di interesse.

Destinatari e Requisiti

Appartenenti alle Forze Armate, appartenenti alle Forze dell’Ordine, Insegnanti di Scuola Media Superiore, Funzionari Pubblici e del Ministero degli Esteri, Funzionari della Industria della Difesa, Soci e simpatizzanti dell’Istituto del Nastro Azzurro, dell’UNUCI, delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, Cultori della Materia (Strategia, Arte Militare, Armamenti), giovani analisti specializzandi comparto geostrategico, procurement ed industria della Difesa.

Durata e CFU

1500 – 60 CFU. Seminari facoltativi extra Master. Conferenze facoltative su materie di indirizzo. Visite facoltative a industrie della Difesa. Case Study. Elettronic Warfare (a cura di Eletronic Goup –Roma). Attività facoltativa post master

Durata e CFU

Il Master si svolgerà in modalità e-learnig con Piattaforma 24h/24h

Costi ed agevolazioni

Euro 1500 (suddivise in due rate); Euro 1100 per le seguenti categorie:

Laureati UNICUANO, Militari, Insegnanti, Funzionari Pubblici, Forze dell’Ordine

Soci dell’Istituto del Nastro Azzurro, Soci dell’UNUCI

Possibilità postmaster

Le tesi meritevoli saranno pubblicate sulla rivista “QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO”

Possibilità di collaborazione e ricerca presso il CESVAM.

Conferimento ai militari decorati dell’Emblema Araldico

Conferimento ai più meritevoli dell’Attestato di Benemerenza dell’Istituto del Nastro Azzurro

Possibilità di partecipazione, a convenzione, ai progetti del CESVAM

Accredito presso i principali Istituti ed Enti con cui il CESVAM collabora

Contatti

06 456 783 dal lunedi al venerdi 09,30 – 17,30 unicusano@master

Direttore del Master: Lunedi 10,00 -12,30 -- 14,30 -16

ISTITUTO DEL NASTROAZZURRO UNIVERSITA’ NICCOL0’ CUSANO

CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare www.unicusano.it/master

www.cesvam.org - email:didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

America

Traduzione

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.

America Centrale

America Centrale

Medoto di ricerca ed analisi adottato

Vds post in data 30 dicembre 2009 su questo stesso blog seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo
adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità dello
Stato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento a questo blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

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giovedì 30 giugno 2022

Una lettura politico – strategica della sentenza della Suprema Corte USA

 


Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

            La sentenza della Corte Suprema U.S.A che ha abolito il diritto all’aborto, reintroducendone addirittura il reato, è stata letta in termini di diritti umani, ma i diritti umani possono leggersi anche in termini non solo giuridici bensì                    geo-strategici.

            Ad esempio nell’attuale guerra in Ucraina colpire obiettivi civili, quali centri commerciali, è considerato un crimine di guerra, ma la guerra si fonda innanzi tutto sulla manipolazione dei flussi comunicativi.

            Dobbiamo inoltre considerare che, a parte i danni collaterali sempre più probabili con l’allungamento del conflitto, la pressione sulla popolazione diviene inevitabile quale contesto del conflitto, come la distruzione della rete di rifornimenti o l’occultamento di depositi di materiali militari in ambienti civili, con l’ulteriore beneficio della riprovazione morale se colpiti.

            Ritornando all’aspetto più propriamente giuridico della sentenza, questa evidenzia anche nella contrapposizione dei membri dell’Alta Corte la spaccatura esistente attualmente nella società americana.

            Vi è tuttavia una ulteriore considerazione che supera l’aspetto puramente ideologico dei diritti umani ed è l’aspetto strategico- politico che essa nasconde, attualmente, come è stato da più parti osservato, vi è in atto una ridefinizione delle aree di influenza globale, una tensione esistente da almeno un decennio e che la pandemia ha fatto emergere, in tutta la sua forza.

            In quest’ambito dobbiamo osservare che mantenere il primato strategico comporta la necessità di una capacità di sacrifici economici ed umani da parte sia dell’élite che della popolazione, una volontà che attualmente viene a mancare in buona parte della popolazione.

            Secondo la teoria neoliberista attuale, il controllo avviene in termini finanziari ed informatico-tecnologici, non è la produzione delle merci il centro del potere che può essere delegato all’estero, circostanza che ha provocato l’impoverimento della classe media.

            Tuttavia il portato si un forte individualismo, dell’impoverimento e della volontà di mantenere comunque uno stile di vita improntato al consumo è l’invecchiamento della popolazione.

            I figli costano e diventano un peso, né vi è un riconoscimento sociale, l’aborto facilita la denatalità, questa tuttavia si concentra sulla fascia dei discendenti degli europei, in particolare del Nord Europa, con il pericolo di perdere la direzione della società di fronte alle altre etnie.

            In questo momento di conflitto e di una guerra mondiale strisciante, occorre ringiovanire la popolazione e ricompattarla su valori che superino lo stretto individualismo in funzione della comunità nazionale.

            La Sentenza è quindi nei fatti una “chiamata alle armi”, sebbene non espressa, in cui problemi interni ed esterni si rispecchiano.   

domenica 19 giugno 2022

187 minuti che fanno storia

 In gioventù si aveva la certezza che i Detective statunitensi fossero dei fenomeni. In tutti i film provenienti da oltre oceano questi si dimostrarono di generazione in generazione sempre di ottima fattura, implacabili contro i delinquenti e gli assassini


 Ultimamente, nelle profondità della tragedia trampiana, ci sono voluti oltre 12 mesi per stabilire che Trump ha ordito l'attacco a Capitol Hill il 6 gennaio. Il presidente della Commissione di Inchiesta ha dichiarato inoltre che il Presidente in carica ha aspettato oltre 187 minuti, nonostante i suggerimenti di tutti i suoi consiglieri ed anche dei familiari per prendere provvedimenti.

 Stiamo parlando della non accettazione del verdetto delle elezioni da parte id un Presidente, Per molto meno qualcuno sta scontando condanne a vita,  

venerdì 10 giugno 2022

Gadget dell'Istituto del Nastro Azzurro


possono essere chiesti a: segretriagenerale@istitutonastroazzurro.org

sito:


 

martedì 31 maggio 2022

Quando gli Stati Uniti erano gli Stati Uniti


Fonte: LIMES, Rivista di Geopolitica.  n. 5 /2022.. Edoardo Boria, Il Piano Marschall Dati


Carta pubblicata dalla Rivista Limes  a cura di Edoardo Boria che illustra gli aiuti che gli Stati Uniti misero in campo per ricostruire l'Europa distrutta dalla guerra. Questi aiuti furono rifiutati dalla Unione Sovietica che alzò quella che Winston Churchill definì nel celebre discorso alla Università di Fulton nel 1946 "la cortina di ferro" che nella carta è ben marcata. Nel contempo Mosca aiutava in modo correlato i paesi sotto la propria influenza. Iniziava la guerra fredda che avrebbe diviso il mondo per oltre 40 anni
 

venerdì 20 maggio 2022

Le Relazioni tra La Cina e gli Stati Uniti

 Le relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e gli Stati Uniti rappresentano oggi il nodo più importante a livello globale. Un rapporto che è stato sempre altalenante, alternando periodi di efficace e proficua collaborazione a situazioni di grande attrito , come quella che viviamo in questi giorni. Breve storia di un rapporto difficile:  una sintesi storica dei rapporti far le due superpotenze a partire dalla nascita della Repubblica popolare cinese

di Maurizio Sacchi

Gli Stati Uniti e la Cina sono rispettivamente la prima e la seconda economia mondiale, ma è quasi certo, ed imminente,  il sorpasso della superpotenza asiatica su quella a stelle strisce. La Cina è il secondo creditore estero degli Stati Uniti, dopo il Giappone. Un aspetto paradossale di questo confronto è  che spesso le maggiori tensioni si siano verificate quando alla guida degli Stati uniti sono state amministrazioni democratiche, mentre, al di là della retorica nazionalista, si siano avuti momenti di apertura reciproca durante alcune delle presidenze a guida repubblicana. Ma la questioneè talmente complessa da resistere a facili semplificazioni.  

Quasi subito dopo la proclamazione della  Repubblica popolare i rapporti fra i due colossi sono nati fra le difficoltà .L’nvasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, con i suoi  stretti legami con Mosca e Pechino, causò l’’approvazione da parte del  Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della Risoluzione 82, che prevedeva l’azione militare contro la Corea del Nord.malgrado l’opposizione dell ‘Unione Sovietica, che pose il veto, Mao Zedong,  Presidenre della Repubblica popolare cinese (Rpc)  vedeva come una minaccia la presenza di  forze ostili al proprio confine. L’avvertimento del Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese Zhou Enlai, secondo cui la Cina sarebbe intervenuta in guerra per motivi di sicurezza nazionale, fu respinto dal Presidente Usa Truman. Alla fine di ottobre del 1950, la Cina si scontrò con le forze americane e internazionali. Durante la Battaglia del Fiume Ch’ongch’on, il cinese Esercito Volontario del Popolo sconfisse l’Ottava Armata statunitense. I cinesi uscirono vittoriosi anche nella Terza battaglia di Seul e nella battaglia di Hoengsong, ma in seguito al contrattacco  delle forze dell’Onu il fronte si spostò sul 38° parallelo. La situazione di stallo si concluse con la firma dell’Accordo di armistizio coreano il 27 luglio 1953. Da allora, la Corea divisa è diventata un fattore importante nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina, con ingenti forze americane di stanza nella Corea del Sud.

Nei successivi anni della Guerra fredda, tra Cina e Usa le relazioni furono gelide, anche perché gli statunitensi continuavano a riconoscere come unica Cina la Repubblica nazionalista di Taiwan, nata dallo stabilirsi nell’antica Formosa del governo in esilio di Chang Kai-Shek. Il deteriorarsi dei rapporti fra l’Urss e la Cina maoista offriva agli Stati uniti l’occasione per indebolire i sovietici, e costruire un’alleanza, o almeno un accordo, col gigante asiatico. Nel suo discorso inaugurale del 1969, il presidente americano Richard Nixon affermò che i due Paesi stavano entrando in un’era di negoziati dopo un’era di scontri. Sebbene durante la campagna presidenziale Nixon avesse sostenuto a gran voce Chiang Kai-Shek, nella seconda  parte del mandato cominciò a  dichiarare che non vi fosse “nessuna ragione per lasciare la Cina arrabbiata e isolata”.  Anche se un editoriale del Quotidiano del Popolo lo denunciò come “un capo tribù a cui il mondo capitalista si era rivolto per disperazione”, Nixon riteneva che fosse nell’interesse nazionale americano instaurare una relazione con la Cina, nonostante le enormi differenze tra i due Paesi. Questo cambiamento di rotta è da attribuire al suo Consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger. Iniziava così quella che fu definita come “diplomazia del ping-pong”.

Diplomazia del ping-pong

Nel 1971, un incontro amichevole in Giappone tra i giocatori di ping-pong Glenn Cowan e Zhuang Zedong aprì la strada a una visita in Cina di atleti americani, fino ad allora improponibile, che il Presidente Mao approvò personalmente..La diplomazia del ping-pong permise anche ai giornalisti di entrare nel Paese, rompendo una barriera che esisteva in precedenza. Nel luglio 1971, Henry Kissinger  si dette malato durante un viaggio in Pakistan e non apparve in pubblico per un giorno. In realtà era in missione top-secret a Pechino per negoziare con il premier cinese Zhou Enlai. L’incontro con Zhou Enlai fu produttivo, e il leader cinese espresse la speranza di un miglioramento delle relazioni tra Cina e Stati Uniti, sostenendo  che fossero stati gli Stati Uniti ad aver intenzionalmente isolato la Cina, e non viceversa, e che qualsiasi iniziativa per ripristinare i legami diplomatici dovesse provenire da parte americana. “Siamo disposti ad aspettare tutto il tempo necessario. Se questi negoziati falliscono, col tempo arriverà un altro Kennedy – che a quanto pare aveva iniziato contatti segreti prima di venire ucciso –  o un altro Nixon”.

Il 15 luglio 1971, il presidente Richard Nixon rivelò al mondo la missione e annunciò di avere accettato l’invito a visitare la Rpc. Questo annuncio provocò un immediato shock in tutto il Mondo. Negli Stati Uniti, alcuni anticomunisti della linea dura (in particolare il senatore dell’Arizona Barry Goldwater) denunciarono la decisione, ma la maggior parte dell’opinione pubblica appoggiò la mossa e Nixon vide il balzo nei sondaggi che sperava. Nixon aveva ottime credenziali anticomuniste, era praticamente immune dall’essere definito “morbido nei confronti del comunismo”. Anche nella Rpc la decisione incontrò l’opposizione di elementi radicali. Apparentemente, la fazione era guidata da Lin Biao, capo dell’esercito, che proprio allora morì in un misterioso incidente aereo sulla Mongolia mentre cercava di  fuggire verso l’Unione Sovietica. La sua morte mise a tacere la maggior parte del dissenso interno.

Dal 21 al 28 febbraio 1972, il Presidente Nixon si recò a Pechino, Hangzhou e Shanghai. Al termine del viaggio, gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese emisero il Comunicato di Shanghai, una dichiarazione dei rispettivi punti di vista in politica estera. Nel comunicato, entrambe le nazioni si impegnarono a lavorare per la piena normalizzazione delle relazioni diplomatiche. Gli Stati Uniti riconoscevano la posizione della Rpc, secondo cui tutti i cinesi su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan condividono la posizione “una sola Cina”,  e che Taiwan  ne fa parte. La dichiarazione ha permesso, fino ad oggi,  agli Stati Uniti e alla Rpc di accantonare temporaneamente la questione di Taiwan e di aprire gli scambi e le comunicazioni. Inoltre, nella dichiarazione,  sia gli Stati Uniti che la Cina concordavano di intervenire contro “qualsiasi Paese” che voglia stabilire una “egemonia” nell’Asia-Pacifico. 

I benefici economici della normalizzazione furono lenti, poiché i prodotti americani avrebbero impiegato decenni per penetrare nel vasto mercato cinese. Sebbene la politica di Nixon nei confronti della Cina sia considerata da molti come il punto culminante della sua presidenza, altri, come William Bundy, hanno sostenuto che essa abbia apportato ben pochi benefici agli Stati Uniti. Ma intanto i rapporti diplomatici erano stabiliti, e gli Usa installarono un United States liason office (Uslo) a Pechino: di fatto un’ambasciata.  Tra il 1973 e il 1978,  George W. Bush, Thomas S. Gates, Jr. e Leonard Woodcock hanno servito come capi dell’Uslo con il grado di ambasciatore. La Cina  chiarì di considerare l’Unione Sovietica il suo principale avversario. L’ufficiale di collegamento George Bush concluse: “La Cina continua a volere che siamo forti, che difendiamo l’Europa, che aumentiamo i nostri bilanci per la difesa, ecc.” Bush concluse che l’impegno americano era essenziale per sostenere i mercati, gli alleati e la stabilità in Asia e nel mondo.

Il 1° gennaio 1979 gli Stati Uniti trasferiscono il riconoscimento diplomatico da Taipei a Pechino. Gli Stati Uniti ribadirono il riconoscimento del Comunicato di Shanghai della posizione cinese secondo cui esiste una sola Cina e Taiwan è una parte della Cina; Pechino  accettava da parte sua che gli americani continuassero a mantenere contatti commerciali, culturali e altri contatti non ufficiali con la popolazione di Taiwan. Taiwan, pur aspettandosi pienamente questo passo, espresse il suo  disappunto per non essere stata consultata prima L.’Unione Sovietica e i suoi alleati dell’Europa dell’Est si mostrarono per lo più indifferenti, la Romania ha accolto con favore la mossa, mentre Cuba e l’Albania vi si opposero con forza. La Corea del Nord rilasciò una dichiarazione in cui si congratulava con “i nostri fraterni vicini per aver posto fine alle relazioni a lungo ostili con gli Stati Uniti”.

Nodo Taiwan

Poco dopo essere stato eletto Presidente nel 1980, Ronald Reagan pronunciò un discorso in cui criticava la Repubblica popolare, e si compiaceva del ripristino dei legami con Taiwan. Queste osservazioni suscitarono una certa preoccupazione a Pechino, ma i consiglieri di Reagan si scusarono rapidamente per i suoi commenti e il Presidente eletto li ritrattò presto. I primi due anni di mandato di Reagan videro un certo deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina a causa del forte anticomunismo del Presidente e dell’incapacità delle due nazioni di trovare un’intesa sul conflitto coreano, su quello israelo-palestinese e sulla guerra delle Falkland-Malvine. Nel 1982, il leader cinese Deng Xiaoping, ribadendo la teoria dei “tre mondi” di Mao Zedong, criticò l’imperialismo degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica.

Dal rinnovo delle relazioni tra Stati Uniti e Cina all’inizio del 1979, la questione di Taiwan è rimasta una delle principali fonti di contesa.. Nell’aprile del 1979, il Congresso degli Stati Uniti ha firmato la legge sulle relazioni con Taiwan (Taiwan Relations Act), che incoraggia le relazioni non ufficiali con Taiwan, ma anche il diritto degli Stati Uniti di fornire a Taiwan armi di carattere difensivo. Clausola che appena resa nota causò la ferma opposizione della Repubblica popolare. Il Segretario di Stato Alexander Haig visitò la Cina nel giugno 1981 nel tentativo di risolvere le preoccupazioni cinesi sulle relazioni non ufficiali dell’America con Taiwan. L’allora  vicepresidente Bush visitò la Rpc nel maggio 1982. Otto mesi di negoziati produssero  il comunicato congiunto Usa-Rpc del 17 agosto 1982. In questo terzo comunicato, gli Stati Uniti dichiararono la loro intenzione di ridurre gradualmente il livello di vendita di armi alla Repubblica di Cina e la Rpc definì  “fondamentale” questo impegno, nella  ricerca di una soluzione pacifica alla questione di Taiwan.

Piazza Tienanmen

Durante le amministrazioni di Bill Clinton e George W. Bush,  vennero dispiegati sistemi di armamento navale e aereo a Guam e in Giappone, e la cooperazione con Singapore era iniziata con la costruzione di una struttura per portaerei nella base navale di Changi. “L’Amministrazione Bush ha assegnato un’ulteriore portaerei al teatro del Pacifico e il Pentagono ha annunciato nel 2005 che avrebbe dispiegato il 60% dei sottomarini statunitensi in Asia”. Gli americani, allora  ottimisti sullo svilupparsi  di caratteristiche democratiche in Cina in parallelo alla rapida crescita economica, furono traumatizzati e sorpresi dalla brutale repressione delle proteste pro-democratiche di Piazza Tienanmen nel 1989. Gli Stati Uniti e altri governi adottarono allora una serie di misure contro la violazione dei diritti umani da parte della Cina. Gli Stati Uniti sospesero gli scambi di funzionari di alto livello con la Rpc e le esportazioni di armi dagli Stati Uniti a Pechino. 

Qui comincia la stagione delle sanzioni economiche. Nell’estate del 1990, al vertice del G7 di Houston, l’Occidente ha fatto pressante richiesta di riforme politiche ed economiche alla Cina continentale, in particolare nel campo dei diritti umani. Tienanmen ha gravemente deteriorato  le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e l’interesse degli investitori statunitensi per la Cina continentale è calato drasticamente.  L’amministrazione Bush denunciò la repressione e sospese alcuni programmi commerciali e di investimento il 5 e il 20 giugno 1989, ma fu il Congresso a imporre molte di queste azioni e la Casa Bianca stessa assunse un atteggiamento molto meno critico nei confronti di Pechino, esprimendo ripetutamente la speranza che i due Paesi potessero mantenere relazioni normalizzate.

Questo cambiamento di rotta degli Usa causò forti reazioni in Cina. Il manifesto del 1996 “La Cina può dire no”, i cui autori chiedevano a Pechino di intraprendere azioni più aggressive contro gli Stati Uniti e il Giappone per costruire una posizione internazionale più forte ne fu un caso esemplare. Il Governo cinese  dapprima approvò il manifesto, La Cina che sa dire no: scelte politiche ed emotive nell’era post-Guerra Fredda, che  divenne  un bestseller, ma poi lo proibì, definendolo estremista e irresponsabile. La sua popolarità indica comunque  la crescita del sentimento antiamericano e antigiapponese nel pubblico cinese, e  la disillusione di molti cinesi più giovani e più istruiti alla ricerca di un ruolo importante nei sistemi economici e politici globali..

Durante la campagna per le presidenziali del 2000, George W. Bush  criticò ripetutamente la precedente amministrazione Clinton-Gore per l’eccessiva amicizia con la Cina, percepito come un concorrente strategico. Nell’aprile 2001, un caccia J-8 della Plaaf – l’aviazione cinese – entrò in collisione con un aereo da ricognizione EP-3 della Marina statunitense che volava a sud della Rpc, in quello che divenne noto come l’incidente dell’isola di Hainan. L’EP-3  riuscì a effettuare un atterraggio di emergenza sull’isola di Hainan, nella Rpc nonostante i danni; l’aereo della Rpc  precipitò invece con la perdita del suo pilota, Wang Wei. L’equipaggio  americano venne fatto prigioniero dopo aver distrutto tutti i documenti classificati relativi alle operazioni dell’aereo. Dopo lunghe trattative, sfociate nella “lettera delle due scuse”, l’equipaggio dell’EP-3  venne  rilasciato e autorizzato a lasciare la Rpc undici giorni dopo. L’aereo statunitense fu restituito da Pechino tre mesi dopo in pezzi, dopodiché le relazioni tra gli Stati Uniti e la Rpc tornarono gradualmente a migliorare.

L’ostilità di Bush e il “perno” di Obama

All’inizio della sua presidenza Bush incrementò la vendita di armi a Taiwan, compresi 8 sottomarini. La posizione ostile di Bush nei confronti della Cina venne improvvisamente ribaltata dopo gli attentati dell’11 settembre, e la Cina divenne un alleato nella nuova “guerra contro il terrore”, congelando  gli accordi degli Stati uniti con Taiwan. Il Presidente Obama ha  cambiato le priorità strategiche degli Stati uniti, definendone come  “perno” (pivot) l’Asia orientale, concentrando la diplomazia e il commercio degli Stati Uniti nella regione. Il continuo emergere della Cina come grande potenza è stato uno dei temi principali della presidenza di Obama. Conosciuto anche come “Pivot to Asia”, il “pivot” militare e diplomatico americano, o “rebalance”, verso l’Asia è diventato una parola d’ordine dei democratici americani dopo che Hillary Clinton ha scritto “America’s Pacific Century”, su Foreign Policy. L’articolo della Clinton sottolinea l’importanza dell’Asia-Pacifico, notando che quasi la metà della popolazione mondiale vi risiede, rendendo il suo sviluppo vitale per gli interessi economici e strategici americani. La Clinton afferma che “i mercati aperti in Asia offrono agli Stati Uniti opportunità senza precedenti per gli investimenti, il commercio e l’accesso a tecnologie”.

Sebbene i due Paesi abbiano collaborato su questioni come il cambiamento climatico, le relazioni tra Cina e Stati Uniti hanno registrato tensioni per quanto riguarda le rivendicazioni territoriali nel Mar cinese meridionale e nel Mar cinese orientale. Nel 2016, gli Stati Uniti hanno ospitato per la prima volta un vertice con l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (Asean), riflettendo la ricerca dell’amministrazione Obama di relazioni più strette con l’Asean e altri Paesi asiatici.   Dopo aver contribuito a incoraggiare elezioni in Myanmar, che tiene stretti legami con la Rpc, Obama revocò molte sanzioni statunitensi sul Paese. Obama ha anche aumentato i legami militari degli Stati Uniti con il Vietnam, l’Australia e le Filippine, ha incrementato gli aiuti al Laos e ha contribuito al ristabilimento di relazioni più cordiali tra  Corea del Sud e  Giappone. Obama concepiva infatti il Partenariato Trans-Pacifico come pilastro economico chiave del pivot asiatico. 

Le critiche a Obama 

Non tutti però erano d’accordo con Obama. Robert S. Ross, associato al John King Fairbank Center for Chinese Studies dell’Università di Harvard, sostiene per esempio  che il “pivot” verso la Cina sta creando una profezia che si autoavvera, per cui la politica statunitense “aggrava inutilmente le insicurezze di Pechino e non farà altro che alimentare l’aggressività della Cina, minare la stabilità regionale e diminuire la possibilità di cooperazione tra Pechino e Washington”. “Le giuste politiche per la Cina dovrebbero placare, e non sfruttare, le ansie di Pechino, proteggendo al contempo gli interessi degli Stati Uniti nella regione” (Ross, Robert (Foreign Affairs November–December 2012). “The Problem with the Pivot: Obama’s New Asia Policy Is Unnecessary and Counterproductive”).

Donald Trump operò una svolta,  ritirando la firma degli Stati Uniti dal Partenariato Trans-Pacifico nel gennaio 2017. Di conseguenza, l’accordo non ha potuto essere ratificato e non è entrato in vigore.  La conversazione telefonica del Presidente Trump con la Presidente di Taiwan Tsai Ing-wen il 2 dicembre 2016 è stato il primo contatto di questo tipo con Taiwan da parte di un Presidente eletto o di un Presidente americano dal 1979. Ha provocato una protesta diplomatica da parte di Pechino. Trump ha poi chiarito la sua mossa: “Capisco perfettamente la politica di ‘una sola Cina’, ma non so perché dobbiamo essere vincolati da una politica di ‘una sola Cina’ a meno che non facciamo un accordo con la Cina che abbia a che fare con altre cose, incluso il commercio”.

Il giorno dell’insediamento del Presidente Trump, un funzionario dell’Esercito Popolare di Liberazione ha scritto che l’accumulo militare degli Stati Uniti in Asia e la sua spinta ad armare la Corea del Sud con il sistema di difesa missilistico THAAD erano “punti caldi provocatori che si stavano avvicinando all’accensione” e che le possibilità di guerra erano diventate “più reali”. Dopo una conversazione telefonica con Trump del 3 luglio 2017, Xi  Jimping dichiara che: “Le relazioni Cina-Stati Uniti hanno fatto grandi progressi negli ultimi giorni, ma sono state anche influenzate da alcuni fattori negativi” Cosa si intenda con  “fattori negativi”, lo spiega Geng Shuang, portavoce del Governo cinese, che in un briefing televisivo ammoniva: “Con il pretesto della libertà di navigazione, la parte americana ha nuovamente inviato navi militari nelle acque territoriali cinesi delle isole Xisha (Paracel). Ciò ha violato il diritto cinese e internazionale, ha violato la sovranità cinese, ha turbato l’ordine, la pace e la sicurezza delle acque interessate e ha messo in pericolo le strutture e il personale delle isole cinesi interessate. Si tratta di una grave provocazione politica e militare. La parte cinese è fortemente insoddisfatta e si oppone fermamente alle azioni degli Stati Uniti”.

Un altro punto critico della presidenza Trumpè stato l’arresto della direttrice finanziaria di Huawei il 1° dicembre 2018. Nell’agosto 2018, il governo statunitense ha firmato un aggiornamento della legislazione per il Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti, ampliando il controllo governativo sugli investimenti,soprattutto finanziati dallo Stato cinese, nelle startup tecnologiche statunitensi. Michael D. Swaine nel 2019 avvertiva: “Le forze, gli interessi e le convinzioni spesso positive e ottimistiche che hanno sostenuto i legami bilaterali per decenni stanno cedendo il passo a un indebito pessimismo, all’ostilità e a una mentalità a somma zero in quasi tutte le aree di impegno”.

Le relazioni con la nuova amministrazione Biden nel 2021 hanno visto acuirsi le tensioni su commercio, tecnologia e diritti umani, in particolare per quanto riguarda Hong Kong e il trattamento delle minoranze in Cina. Inoltre, le tensioni internazionali relative al controllo del Mar Cinese Meridionale sono rimaste elevate. Tuttavia, le amministrazioni Biden e Xi hanno concordato di collaborare su progetti a lungo termine riguardanti i cambiamenti climatici, la proliferazione nucleare e la pandemia globale. Il 18 e 19  marzo 2021 si sono svolti colloqui bilaterali in Alaska. Blinken e il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan hanno incontrato il membro del Politburo Yang Jiechi e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. Gli americani hanno attaccato duramente le politiche cinesi in materia di diritti umani, attacchi informatici, Taiwan e la repressione nello Xinjiang e a Hong Kong. La controparte cinese ha attaccato la posizione degli Stati Uniti nel mondo e ha difeso i diritti di sovranità e il modello di sviluppo della Cina.

L’epoca di Biden

ll 3 marzo 2021, l’amministrazione Biden ha riaffermato la forza delle relazioni tra gli Stati Uniti e Taiwan nell’Interim National Security Strategic Guidance dell’amministrazione. L’8 marzo 2021, l’amministrazione Biden ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Saremo al fianco di amici e alleati per far progredire la prosperità, la sicurezza e i valori condivisi nella regione dell’Indo-Pacifico.  Manteniamo i nostri impegni di lunga data, come indicato nei Tre Comunicati, nel Taiwan Relations Act e nelle Sei Assicurazioni.  E continueremo ad assistere Taiwan nel mantenere una sufficiente capacità di autodifesa”.

Il 23 maggio 2022, il presidente Biden, durante il suo viaggio in Asia, ha giurato di difendere Taiwan con l’esercito statunitense in caso di invasione da parte della Cina. Il 2 agosto 2022, infine, Nancy Pelosi, Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, ha visitato Taiwan, provocando la risposta militare ed economica da parte della Cina che occupa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Qui siamo alla cronaca di questi giorni e qui si ferma la nostra breve sintesi storica dei rapporti tra i due grandi colossi mondiali, senza dimenticare quanto conta l’alleanza strategica tra Cina e Russia saldatasi durante la guerra in corso in Ucraina

martedì 10 maggio 2022

Mexico Peace Index 2022





 Trends, analysis and estimation of the economic impact of violence in Mexico.

Download your free copy of the Mexico Peace Index 2022.


Una copia del Documento è presso la Emeroteca del Cesvam

contatti:ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org

sabato 30 aprile 2022

Programmi di Sviluppo. Aggiornamenti

MATERIALI PER TESI DI LAUREA E SVILUPPI


La Newsletter dell'Institute for Economics & Peace del 26 aprile 2022 riporta i seguenti report:



 Scientists are creating new techniques to grow seaweed. Several European countries are focusing on innovating seaweed plantations. Researchers say that seaweed could be a key product to substitute meat, as it contains protein and its environmental impact is less as other similar products such as soy. 

Researchers develop electric chopsticks to reduce salt intake in Japan. The chopsticks generate a current that attracts sodium particles inside food to make it taste saltier by 1.5 times. The average adult consumes double the recommended amount of salt in Japan.

Facebook pivots to fiber optics in Africa as it meets resistance in the West. The company has increasingly focused on less regulated markets such as Nigeria as its data harvesting practices come under question elsewhere. While Facebook loses money on the cables, it is betting on massive amounts of monetisable user data down the road.

Peru's Castillo hardens stance on mining protests as economy stumbles. Peru's President has signaled a tougher stance on protests against mining companies in Peru, the world's second largest copper producer, mobilising the army in a sharp tactical shift from a previous conciliatory approach.

Portuguese-Danish-Dutch consortium plans $1.1bn hydrogen plant in Sines. The companies said the plant would include a 500-megawatt electrolyser to produce 50,000 tonnes of green hydrogen and 500,000 tonnes of green ammonia per year. 

Bacteria relating to prostate cancer could bring breakthroughs for prevention and treatment. Scientists have discovered five species of bacteria linked to rapid progression of the disease. With this information, scientists could develop tests to identify men most at risk and potentially find medicines that prevent the cancer from killing thousands every year.


Per info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org


per approfondimenti su CESVAM

www.istitudelnastroazzurro.org

mercoledì 20 aprile 2022

Antonio Trogu . Evoluzione della Nato

 



La sigla NATO sta per North Atlantic Treaty Organization, ovvero Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord. Si tratta di un'organizzazione internazionale che ha lo scopo di creare una collaborazione fra i paesi membri sotto il punto di vista della difesa.

 

La NATO nasce dal Patto Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949, ed entrato in vigore il 24 agosto dello stesso anno. L'organizzazione ha sede a Bruxelles, in Belgio e i paesi fondatori sono stati 12 mentre oggi la lista dei paesi membri ha invece raggiunto quota 30:

BELGIO (1949)

 

REGNO UNITO (1949)

 

ESTONIA (2004)

 

CANADA (1949)

 

STATI UNITI (1949)

 

LETTONIA (2004)

 

DANIMARCA (1949)

 

GRECIA (1952)

 

LITUANIA (2004)

 

FRANCIA (1949)

 

TURCHIA (1952)

 

ROMANIA (2004)

 

ISLANDA (1949)

 

GERMANIA (1955)

 

SLOVACCHIA (2004)

 

ITALIA (1949)

 

SPAGNA (1982)

 

SLOVENIA (2004)

 

LUSSEMBURGO (1949)

 

POLONIA (1999)

 

ALBANIA (2009)

 

NORVEGIA (1949)

 

REPUBBLICA CECA (1999)

 

CROAZIA (2009)

 

PAESI BASSI (1949)

 

UNGHERIA (1999)

 

MONTENEGRO (2017)

 

PORTOGALLO (1949)

 

BULGARIA (2004)

MACEDONIA DEL NORD (2020)

 

           

L'elenco è in continuo aggiornamento, poiché,  come previsto dal regolamento dell'organizzazione,  può diventare membro della NATO “qualsiasi altro Stato europeo in condizione di soddisfare i principi di questo trattato e di contribuire alla sicurezza dell'area nord-atlantica”; ma con solo due limiti generali:

·                Solo gli Stati europei sono candidabili per l'ingresso

·                I candidati devono essere approvati da tutti i membri attuali

La NATO si impegna a risolvere pacificamente le controversie. In caso di fallimento degli sforzi diplomatici, ha il potere militare di intraprendere operazioni di gestione delle crisi in base alla clausola di difesa collettiva presente nell'Articolo 5 del Trattato di Washington o dietro mandato delle Nazioni Unite, da soli o in collaborazione con altre organizzazioni internazionali.

 L'articolo 5 del Trattato di Washington stabilisce che un attacco armato a uno dei paesi membri viene considerato un attacco diretto contro tutte le parti dell'organizzazione. Ciò comporta, si legge nell'articolo, che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale.

Durante la Guerra Fredda, la NATO aveva una missione chiara e rigorosa contrastare e sconfiggere il Patto di Varsavia[1]. Dopo la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento del nemico storico rappresentato dal Blocco Orientale, la NATO ha perso il suo status difensivo, trasformandosi in un partenariato di collaborazione militare tra gli aderenti e agendo secondo le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU relative a situazioni di crisi di importanza globale.  

 

Nel corso della Guerra Fredda, la NATO non si è mai impegnata in operazioni militari, ma negli anni '90 nel corso del conflitto jugoslavo e della guerra in Kosovo l'alleanza ha imposto una no-fly zone, quindi ha schierato una forza di mantenimento della pace e nel 1999 ha effettuato bombardamenti sulla Jugoslavia dal termine dei quali guida una operazione di sostegno alla pace in Kossovo, KFOR. L'intero processo ha messo allo scoperto le inadeguatezze della NATO nell'affrontare una guerra calda. Negli anni 2000, la NATO dopo gli attacchi dell'11 settembre è andata in prima linea combattendo in Afghanistan e addestrando le forze afghane a partire dal 2003, contrastando la pirateria nelle acque vicino alla Somalia e poi in un intervento militare che aveva lo scopo di proteggere i civili in Libia ed è andato molto più lontano del suo mandato approvato dalle Nazioni Unite nel rovesciare il tiranno Muammar Gheddafi.

La Nato ovviamente in questi 73 anni ha dovuto adattare la sua natura e i suoi obiettivi ai numerosi cambiamenti nello scenario internazionale, dalla sua nascita sotto  diversi aspetti è molto cambiata ma rimane  un’alleanza transatlantica dove il ruolo principale, la regia, rimane agli USA che però  per decidere ha bisogno del consenso e dell’appoggio della sponda europea. Nel corso degli anni il rapporto interno all’Alleanza è molto cambiato, durante la Guerra fredda la Nato era più ridotta nel numero dei suoi componenti ma maggiormente  coesa per una sorta di comune “sentimento atlantico”, questo permetteva che anche in situazioni difficili si potessero raggiungere decisioni importanti e delicate, partendo anche da punti di vista e interessi differenti.

Oggi la Nato è aumentata nel numero dei suoi membri e questo “sentimento atlantico” è in parte cambiato, perché come prevedibile, è più influenzato anche dai punti di vista e dalle priorità dei singoli Paesi, è condizionato dalla presenza dei nuovi membri dell’Alleanza e da alcuni elementi critici nuovi, oggi presenti.

La NATO ha intensificato la propria presenza nei Balcani. Prima nel 2009, con l’ingresso di Albania e Croazia,  poi nel 2017 con l’inclusione del Montenegro e nel 2020 con l’adesione dalla Macedonia del Nord, l’alleanza si è garantita la presenza su tutti gli sbocchi europei sul mar Mediterraneo. Da sottolineare che la Russia da sempre considera i Balcani una propria naturale zona d’influenza ed attualmente questa è limitata alla sola Serbia, dove la NATO rimane altamente impopolare per via del ricordo vivo dei bombardamenti.

Sul piano europeo è evidente che vi sono differenze tra i Paesi membri,  da un lato vi sono i Paesi dell’est e i Baltici, entrati nell’Alleanza più recentemente, che hanno come priorità il contenimento russo e questo allargamento ad est ha provocato uno sgretolamento delle relazioni USA-Russia.

Sul versante meridionale la tendenza e’ dare priorità al tema del Mediterraneo che è però un tema poco sentito dai Paesi del nord-est. Vi e’ poi, all’interno dell’Alleanza, una questione aperta che riguarda il rapporto con un alleato importante come la Turchia. La trasformazione del ruolo della Turchia nell’Alleanza va di pari passo con la trasformazione impressa dal presidente Recep Erdogan alla politica estera e di difesa del paese, l’intervento militare diretto di Ankara nel conflitto siriano allo scopo di contrastare la presenza curda lungo i suoi confini meridionali, che viene percepita come una minaccia alla sicurezza nazionale,  ha sollevato timori di uno scontro con Washington, alleata invece delle forze curde nella lotta allo Stato islamico. Vi e’ poi la contesa che la Turchia ha con la Grecia reclamando un “diritto” di trivellazione in area di competenza greca e questo e’ fonte di imbarazzo nella NATO.

Come detto e’ inevitabile che esistano sia in ambito atlantico sia in ambito europeo delle diffidenze reciproche, l’Unione europea può avere interessi prioritari e propri su aree o tematiche che magari interessano meno alla Nato come ad esempio all’Africa, un continente in “esplosione” con grandi problematiche che ci riguardano molto da vicino e anche con grandi potenzialità, che per gli europei è una necessaria priorità.

Dall’altro lato dell’Atlantico invece, negli Stati Uniti, il tema dell’adesione alla Nato negli ultimi anni è stato un tema dibattuto anche se oggi, sia in ambito militare sia politico sembra essere chiaro che l’esistenza della Nato e il rapporto con gli alleati è centrale anche per la sicurezza nazionale americana.

Ma nonostante questa adesione alla Nato in molti ambienti militari e politici americani, qualche elemento di dubbio ha riguardato, in alcuni casi, l’atteggiamento da parte della precedente presidenza, da cui la Nato è stata spesso inquadrata più come un costo e non sempre in termini positivi. Si e’ visto che Trump non credeva nelle alleanze e negli impegni presi nei trattati,  aveva molti dubbi sui partner europei e che la leadership  americana significava che gli Stati Uniti avrebbero fatto ciò che volevano con gli europei che si sarebbero adattati. Trump aveva bollato l’Alleanza atlantica come una struttura obsoleta, un relitto della Guerra Fredda che metteva i bastoni tra le ruote al suo tentativo di arrivare a una distensione con la Russia di Vladimir Putin,  questo aveva messo in crisi quello che sembrava un asse politico militare indistruttibile.

Dopo lo stupore per gli attacchi del presidente americano le capitali europee hanno tratto le proprie conclusioni. È stata soprattutto Parigi ad essersi mossa con più decisione per guidare l’Unione europea verso una maggiore indipendenza in materia di sicurezza e difesa. In una intervista all’Economist a novembre 2019 il Presidente francese Macron aveva detto con parole inequivocabili “stiamo vivendo la morte cerebrale della NATO” con riferimento alla mancanza di coordinamento tra Europa e Stati Uniti e all'azione aggressiva in Siria della Turchia, un membro chiave dell'Alleanza Atlantica. "Non c'è alcun coordinamento del processo decisionale strategico tra gli Stati Uniti e i suoi alleati", aveva dichiarato Macron, "c'è un'azione aggressiva non coordinata da parte di un altro alleato della Nato, la Turchia, in un'area in cui sono in gioco i nostri interessi". In pratica si riferiva al l'intervento militare turco contro le forze curde nel Nord in Siria, fortemente criticato da alcuni membri Nato, ma reso possibile dal ritiro delle truppe Usa, ordinato dal presidente Usa Donald Trump.

Ricordiamo che nel 1966 la Francia cessò la sua partecipazione al comando militare integrato e questa decisione si e’ prolungata quarantatré anni, anni nei quali la Francia non ha però mai fatto mancare l’appoggio all’Alleanza, con la partecipazione diretta alle operazioni militari, dalla Bosnia ed Erzegovina, al Kosovo, all’Afghanistan. Solo nel 2009 , con il Presidente Sarkozy e’ rientrata a pieno titolo nel comando integrato dell’Alleanza. 

La presidenza Biden è stata accolta inizialmente dai membri della NATO con un sospiro di sollievo nella speranza di ricucire gli strappi che si erano accumulati in quattro anni di presidenza di Donald Trump. Rimangono però fattori di tensione che riguardano le recriminazioni USA per gli scarsi contributi europei alle spese dell’alleanza, lo spostamento del focus americano verso il Pacifico e non ultimo il desiderio e tentativo europeo di avere una politica estera e di sicurezza sempre più autonoma dalle risorse di Washington.

Inoltre gli alleati europei si sono lamentati di quella che vedevano come un'inconcepibile mancanza di consultazione anticipata ovvero il recente ritiro caotico delle forze occidentali dall'Afghanistan, che e’ stato da alcuni visto come la più grande debacle che la Nato abbia subito dalla sua fondazione.

L’intervento russo in Ucraina ha in un certo modo ricompattato l’Alleanza anche se rimane la questione dell’ulteriore allargamento della NATO con il possibile ingresso di Finlandia e Svezia. In realtà i due Stati scandinavi, pur formalmente estranei al blocco atlantico, sono da tempo integrati nel blocco occidentale essendo entrambi membri dell’Unione europea e partner della NATO.

Sembra quindi superata la posizione francese di “morte cerebrale dell’alleanza” che ora ritiene non valido l’aspetto competitivo tra difesa europea e Alleanza transatlantica e che quest’ultima può essere rafforzata da una sovranità europea.

E’ inevitabile che sia in ambito atlantico che in ambito europeo vi siano delle diffidenze reciproche ma ora più che mai un forte pilastro europeo può solo essere un valore aggiunto per la NATO. Il quadro della sicurezza europea sta cambiando rapidamente, rimane prioritario assicurare la difesa dell’integrità’ territoriale anche in considerazione dell’intervento della Russia con forze militari nei confronti di uno stato sovrano come in Georgia nel 2008, in Crimea nel 2014 ed ora in Ucraina. E’ il momento di pensare ad una comune politica estera e di difesa europea.

La sfida principale per la NATO del futuro e’ prendere atto che l’Alleanza non dipende dalle scelte strategiche delle amministrazioni americane e non funge da strumento della politica estera di Washington ma è dotata di una componente, quella europea, che concorre all’esistenza dell’ombrello Nato. Il progetto di “difesa europea” deve essere sviluppato in tempi brevi con una linea politica chiara, condivisa ed unitaria che potrebbe portare, in futuro ad una divisione dei compiti tra UE e NATO.

 

 

 

 

 



[1] Nel 1955, l’URSS e gli altri stati socialisti del cosiddetto “blocco orientale” sottoscrissero il Patto di Varsavia, un’alleanza militare che aveva a sua volta lo scopo di fare da deterrente, dopo l’ingresso della Germania Ovest nella NATO